15 Ottobre 2026
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Perù: continuare a credere

DI MARTINA COSSU

Il campo di quest’anno è stato intenso ed emozionante. Come sempre, è difficile descrivere a parole il concentrato di vita, relazioni e spiritualità che questa esperienza racchiude.

Sono Martina, volontaria della Compagnia del Perù dal 2024 e, da quel fatidico anno, la Casa de Tuty è entrata nella mia vita e non ne è mai più uscita. Per questo, grata della ricchezza che ogni agosto riesce a lasciare dentro di me, sono tornata per il terzo anno con grande gioia, questa volta come responsabile del campo 2026 insieme a padre Alessandro Viano S.I. e Ludovica.

Campo in Perù Cvx 2026 il gruppo di volontari
Campo in Perù Cvx 2026 il gruppo di volontari

Anche quest’anno le porte della Casa de Tuty si sono spalancate per accogliere noi 18 volontari, di tutte le età, pronti a condividere un po’ del nostro tempo con 25 piccole anime scatenate, dagli occhioni neri e dolci, fameliche di abbracci, attenzioni e affetto.

Ogni campo è diverso, così come ogni gruppo che lo vive. E più torno, più mi rendo conto di quanto ciò che accade ad agosto sia necessario per parlare alla mia vita quotidiana, soprattutto quando torno in Italia. Lo stesso ho potuto osservare nei miei compagni di viaggio: ognuno è arrivato alla casa con la propria storia e le proprie motivazioni, e ognuno ha incontrato qualcosa di diverso. La casa parla a ciascuno di noi in maniera diversa, ma a tutti lascia qualcosa.

Quest’anno il messaggio che porto con me, ancora più forte, è quello della speranza: la capacità di mantenere accesa la propria luce interiore nonostante le difficoltà, le sfide e i colpi di scena che la vita ci pone davanti. È stato questo il messaggio che ha coronato la veglia di preghiera durante il “campamento”, quei due giorni in cui volontari e bambini trascorrono insieme in una casa vacanze. Maria José, la direttrice, davanti a una candela accesa, ci ha ricordato che ognuno di noi ha una luce dentro di sé e che quella luce va protetta, curata e amata.

Non abbandonare la speranza

È questo il messaggio che ricevo innanzitutto dagli operatori del Caef, che ogni giorno lottano contro la burocrazia di un sistema statale in difficoltà, affrontano i timori legati ai disastri naturali e si prendono cura delle ferite e delle fragilità dei piccoli ospiti della casa. La speranza è il motore che alimenta il desiderio di riscatto di questi bambini e li accompagna nel difficile percorso verso un futuro migliore.

La colonna sonora di questo campo è stata una canzone che ripete:“No me rendiré, hoy soy mejor que ayer” (“non mi arrenderò, oggi sono migliore di ieri”). Mi sembra una frase che racchiude perfettamente lo spirito della Casa de Tuty: continuare a credere, continuare a provarci, continuare a costruire nonostante tutto.

Campo volontariato in Perù Cvx 2026 attività con i bambini

E mentre osservo questo rocambolesco e meraviglioso microcosmo nella frenesia dei giochi, dei compiti, dei capricci, delle risate e degli abbracci, e ne divento, seppur brevemente, parte, mi accorgo di quanto sia fragile e forte allo stesso tempo.

Fragile, perché esiste grazie alla generosità di tante persone, tra cui il sostegno della Cvx. Forte, perché nonostante tutto va avanti da quasi trent’anni. E mentre rifletto su questo equilibrio, mi chiedo come tutto questo potrebbe esistere senza la Fede.

La Fede che permette di guardare oltre le difficoltà, oltre la fatica, oltre il dolore, la violenza e la disperazione. Quella Fede fortissima che aveva la fondatrice del Caef, Judith, capace di vedere già una casa là dove c’era soltanto un campo incolto. La stessa Fede che ancora oggi riconosco in Maria José, in Carmen e in tutti gli operatori del Caef, e che continua a dare loro la forza di andare avanti ogni giorno.

Quest’anno ho avuto modo di vedere ancora più da vicino quanto questa Fede sia importante non soltanto per i bambini, ma anche per le persone che ogni giorno si prendono cura di loro. Il ritiro spirituale vissuto insieme al personale del Caef e guidato da padre Alessandro S.I. è stato un’occasione preziosa per fermarsi, condividere, pregare e riflettere sul senso del proprio lavoro.

È stato particolarmente significativo vedere come, per gli operatori, la Fede rappresenti un punto di riferimento concreto, una fonte di forza e di sostegno per affrontare le difficoltà quotidiane e continuare a prendersi cura degli altri. In quei momenti, ho percepito ancora una volta che la spiritualità, per loro, non è qualcosa di separato dal lavoro o dalla vita quotidiana: è parte di ciò che li sostiene, li orienta e permette loro di continuare a sperare.

È la stessa Fede che ci lega tutti come fratelli e che ci fa sentire parte di un’unica grande famiglia.
Quest’anno questo legame di Fede e fraternità è stato rinnovato anche attraverso la celebrazione dei sacramenti. Sei ragazze hanno scelto liberamente di ricevere il battesimo e altri sei bambini hanno ricevuto la Prima Comunione. Mi impressiona e mi rallegra sempre vedere il battesimo celebrato da ragazzi grandi che, con gioia e consapevolezza, desiderano entrare a far parte della comunità della Chiesa.

Martina Cossu con una ragazza peruviana che ha ricevuto il battesimo

E ancora una volta mi ricordo di quanto sono stata fortunata: per me il supporto spirituale è sempre stato accessibile, le chiese sempre vicine, i sacerdoti facilmente raggiungibili.

Così non è per questi bambini, né per gli operatori del Caef. Per loro, le chiese e i sacerdoti non sono così facilmente accessibili.

Eppure, proprio loro, che sono così piccoli o che vivono ogni giorno situazioni così difficili, sanno affidarsi a Dio forse molto più di quanto sappia fare io, cresciuta in un mondo occidentale sempre più secolarizzato.

Per questo, mi rende felice pensare che il nostro campo, anche grazie alla presenza di padre Alessandro S.I., possa essere anche questo: un piccolo spazio in cui portare fraternità cristiana, ascolto e vicinanza, e in cui questo legame possa andare oltre le differenze di lingua e di cultura.

E così, quando la porta della Casa de Tuty si è richiusa ancora una volta alle mie spalle, mi ha confortato pensare che questo legame non finisce con la nostra partenza. Rimane nelle preghiere, nei pensieri, nei ricordi e nel lavoro di sostegno che continueremo a portare avanti insieme.

Campo volontariato in Perù Cvx 2026 attività con i bambini Martina Cossu

Perché, forse, è proprio questo che la Casa de Tuty continua a insegnarmi, anno dopo anno: che la speranza non significa ignorare le difficoltà, ma scegliere, nonostante tutto, di continuare a credere, a prendersi cura e a costruire.

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