7 Giugno 2026
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Guarire dalla tentazione dell’indifferenza

DI IDA NUCERA, DALLA VEGLIA DEL 15 MAGGIO CVX REGGIO CALABRIA

“Ecco le lacrime degli oppressi, e non c’è nessuno che li consoli” è il grido che dal libro del Qoelet, squarcia il tempo e ci raggiunge.

Colpisce come freccia che penetra in profondità senza far male.

Se ne ha l’effetto quando tocca quel ganglio vitale, quello snodo di connessioni contorte che narrano le aritmie del nostro cammino, quel grido, denuncia e appello, che non teorizza, ma guarda in faccia il male, allora, quelle lacrime, brucianti come fosforo, raggiungono l’obiettivo.

Gli oppressi di ieri e di oggi non hanno nessuno che li consoli

La frase biblica è il titolo della Veglia del 15 maggio fortemente desiderata dalla Comunità di Vita Cristiana di Reggio Calabria, il cui sottotitolo aggiunge: “percorsi di luce e fraternità”.

In una sera diversa, dentro il silenzio e la giusta penombra della Chiesa degli Ottimati, quel grido ha trovato una sponda, cuori sono stati messi in discussione. Nasce la consapevolezza che sia un primo importante passo, un’esperienza che chiede un tempo opportuno per essere riletta e approfondita.

La veglia ha accolto l’invito del Documento di Sintesi dell’Assemblea Sinodale (art.30), che chiede alla CEI di sostenere “con la preghiera e la riflessione le giornate promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato”, contro la violenza e la discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e la transfobia.

Veglia CVX Reggio Calabria lettura di Claudio Meliadò

Durante l’introduzione alla veglia, Claudio Meliadò ha spiegato come “noi, Chiesa, non possiamo restare ai margini di questo dolore. La prossimità non è una scelta tra tante: è il cuore del Vangelo. E c’è qualcosa che dobbiamo riconoscere con onestà, davanti a Dio e tra noi.”

Un breve flashback, per capire come tutto è nato, è racchiuso nella “conversazione-intervista” mai pubblicata, di qualche tempo fa, con Lucio Dattola, che spiegava le ragioni della veglia.

Come fiume carsico, adesso riemerge grazie alla richiesta del presidente nazionale, di offrire su queste pagine, un racconto completo del 15 maggio.

“Tutto nasce dal confronto con il Gruppo di servizio della Comunità di Vita Cristiana — mi spiegava Lucio — dove ho proposto di fare questa veglia che è stata subito approvata. Non è solo la Comunità a essere coinvolta direttamente, la veglia non ha l’obiettivo di rivolgersi solo alla Comunità cittadina, ma a tutta la Diocesi. Le realtà trattate sono cinque: quella dei migranti, del bullismo, della omotransfobia, dei detenuti e la violenza alle donne. Tutte le situazioni sono state accolte all’interno del Sinodo e ben discusse al suo interno. Abbiamo ritenuto opportuno inserire anche la realtà dei detenuti, individuata come violenta e discriminante”.

Con Lucio abbiamo riflettuto anche sul significativo incrociarsi nello stesso momento in città di due appuntamenti importanti: la veglia e la campagna elettorale per le amministrative.

La prima si muove in profondità e con attenta discrezione, come onda lunga che vuole toccare le coscienze. La seconda, seguendo altre logiche, con scelte e toni che suscitano diffidenza e sgomento.

CVX Reggio Calabria veglia su Migranti Bullismo Detenuti LGBT Violenza sulle donne

Se la politica avesse davvero a cuore le “lacrime degli oppressi”, si ispirerebbe al bene comune, invece, sembra aver perso di vista gli ideali alti, da perseguire con compostezza e senza urla.

“Questa veglia si occupa delle sofferenze reali delle persone che sperimentano il pregiudizio e lo stereotipo sociale, vivendo la paura a esprimersi. La campagna politica elettorale non mi sembra stia parlando alla sofferenza dei reggini, queste tematiche a oggi non fanno parte del dibattito pubblico. Pensare che nella nostra realtà non vi siano discriminazioni per la persona migrante, violenze contro le donne, discriminati contro le persone Lgbt o le persone detenute, significa leggere una realtà che non esiste, rimanere in un ambito di fantasia”.

Nel contesto cittadino la Veglia è testimonianza, voce nel silenzio assordante, “Può essere chiave di riflessione sulla città. Le testimonianze sono di persone di questa città. Non qualcosa di astratto, ma le lacrime, appunto, degli oppressi a Reggio Calabria”.

L’eco dell’Ecclesiaste, dunque, vibra fino a noi. È quello delle donne uccise da chi non le ama, ma le considera un possesso, dei bimbi abusati e nel silenzio loro imposto, degli adolescenti nella sofferenza di una identità che non accettano, delle tante Loveth che portano ancora le cicatrici non visibili, ma ben più dolorose del carburante dei gommoni, di ragazze che lasciano un biglietto perché: “Le parole fanno più male delle botte”.

Nella lettura delle testimonianze avviene un passaggio di testimone: chi legge non è l’autore dei testi, però incarna pienamente quelle parole per esperienza o per vicinanza di servizio.

Questo dona respiro più profondo alle testimonianze

Le riflessioni che seguono sciolgono le ali alla speranza. Così la veglia realizza quell’intendimento iniziale: si fa percorso di luce e di fratellanza. Chi è stato recluso, sa di non essere il suo errore, perché nel buio del carcere ha incontrato persone che hanno testimoniato la luce. La madre del ragazzo gay, dopo un cammino di preghiera e consapevolezza può dire: “Mio figlio non è diverso da quello che ho sempre conosciuto, è lo stesso amato da sempre, solo più vero”. La donna vessata da un compagno violento, può liberarsi se non resta da sola.

Veglia CVX Reggio Calabria

La Parola di Dio chiede di entrare nella condizione dell’altro fino in fondo. Così le intenzioni libere di preghiera conoscono parole che muovono dentro. La preghiera per chi è vittima non esclude il carnefice. Tra l’oppresso e l’aggressore, ci siamo tutti noi.

Anche se non si è responsabili del dolore inflitto, quel “non c’è nessuno che ci consoli”, interpella

Abbiamo in qualche modo distolto lo sguardo, “le lacrime non asciugate sono lacrime che non abbiamo asciugato. Il silenzio che ha coperto la violenza è stato, troppe volte, il nostro silenzio. La normalità che ha lasciato le cose come stavano, è stata, troppe volte, la nostra normalità”.

 

Arcivescovo Fortunato Morrone alla Veglia CVX Reggio CalabriaDa ultima, ma non certo per importanza, la preghiera conclusiva di padre Fortunato Morrone, arcivescovo della diocesi di Reggio Bova, che ha accolto l’invito e con la sua presenza ha significativamente posto il sigillo di pastore, mai scontato di questi tempi, di una Chiesa che non tace, come testimonia papa Leone, ma si fa voce contro la guerra, fascia le ferite, asciuga le lacrime dell’oppresso, sostiene chi lotta per la dignità e la giustizia.

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2 pensieri riguardo “Guarire dalla tentazione dell’indifferenza

  • Francesco Costantino

    A pochi giorni dal voto sarebbe cosa buona e giusta che ognuno, secondo le proprie convinzioni, provasse a concentrarsi sul lavoro d’informazione e convincimento degli indecisi per assicurare ai reggini la miglior guida possibile nella situazione data.
    Fa piacere però sapere che c’è una città poco appariscente di persone eccellenti che riflette su valori essenziali della nostra esistenza per provare a guarire dalla tentazione dell’indifferenza.
    Ida e quelli che con lei riflettono appartengono pienamente a questa città e indicano con compostezza la strada che indirizza verso la ricerca del bene comune con un invito a provare ad asciugare quante più lacrime possibile .
    Compostezza che per molti risulta sconosciuta.

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    • RedazioneAutore articolo

      Grazie per il commento, speriamo bene :))

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