Dottrina Sociale della Chiesa: una bussola in tempi tempestosi
DI FRANCESCO RICCARDI
Stiamo prendendo contatto con la conflittualità e con l’istinto verso la prevaricazione in un modo a cui non eravamo abituati.
Intendo dire che anche le persone più sensibili e meno indifferenti alle sofferenze altrui non possono fare a meno di prestare un’attenzione maggiormente intensa ai conflitti che stiamo vedendo, così vicini ai nostri interessi, al nostro mondo.
Eppure le situazioni di conflitto e sofferenza si sono verificate sempre, in aree lontane e colpendo persone lontane.
Un buon inizio di conversione e purificazione
Potrebbe essere un buon inizio di conversione e purificazione osservare le nostre reazioni quando le cose minacciano di toccarci. Adesso ci poniamo domande, ci stupiamo: possibile che l’essere umano sia questo? Ma le decisioni dei leader istituzionali non erano frutto di professionismo della convivenza, non erano volte alla soluzione dei problemi di tutti?
Sembra di essere caduti da cavallo, sbalzati dalla sella della scientificità, della razionalità del nostro tempo e tornati all’ancestralità di altri tempi…
Sentiamo il bisogno di lasciare da parte le reazioni di istinto e rifugiarci in una pacata ragionevolezza. Sperando magari che la cosa sia contagiosa!
La Dottrina Sociale della Chiesa
In momenti simili, la Dottrina Sociale della Chiesa emerge in tutto il suo valore, anche se sembra che nessuno di quelli che contano si ispiri a essa più di tanto.
Forse proprio questo, il sembrare voce inascoltata, il “gridare nel deserto” rende la Chiesa e la sua dottrina sociale più grande che mai.
Tentiamo di fare il punto su due elementi che appaiono veramente adatti a ciò che il momento attuale della storia ci propone.
L’insegnamento sull’unità della Famiglia umana
Il primo è l’insegnamento sull’unità della Famiglia umana, alternativo ai nazionalismi di ogni segno.
Il secondo è l’imperativo di assicurare la destinazione universale dei beni contro quelle ideologie che vedono come plausibile una limitazione dell’accesso agli stessi.
Ma per prima cosa riflettiamo su una questione di base: cioè se la Chiesa sia titolata a intervenire sul sociale, sulle questioni interne ai singoli Stati, come sulla comunità internazionale.
Molti sostengono si tratti di intromissioni indebite: la Chiesa dovrebbe interessarsi alla salvezza delle anime…
La presenza docente della Chiesa in problemi di questo tipo è spesso bollata con il termine “orizzontalismo”, è una perdita della tensione verso il trascendente, è il tradimento della natura propria della Chiesa.
Lo ho sentito dire piuttosto spesso.
Quando la Chiesa va oltre il semplice “fare la carità”
Quasi sempre da coloro che vedono come opera diabolica ogni sensibilità verso il bisogno che superi la dimensione semplicemente caritativa e approdi a proposte di interesse collettivo.
Quando un Papa dice le cose come stanno circa i rapporti tra i popoli e non si limita ad accendere e spegnere le candele, ecco gli attacchi violenti, lo stiamo vivendo.
Ebbene: quando ci si accosta alla Dottrina Sociale della Chiesa, appare chiaro che essa rivendica il proprio diritto e il proprio ineludibile dovere di intervenire in questioni di ordine sociale con un corpus di riflessioni che debbono essere qualificate come disciplina teologica soprattutto per due motivi.
Anzitutto viene riaffermato in uno dei documenti fondamentali del Concilio Vaticano II, la costituzione pastorale Gaudium et Spes, approvata con larghissima maggioranza dei padri conciliari, che la salvezza che la Chiesa offre è salvezza di tutti gli uomini, cioè universale, e di tutto l’uomo, cioè integrale, (G.S. 3). Non è pensabile e soprattutto non è cattolico separare la salvezza escatologica dalla tensione etica individuale e comunitaria nella vita terrena.
Il secondo motivo ci viene proposto in modo chiarissimo da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus al n.55:
“La dimensione teologica risulta necessaria sia per interpretare che per risolvere gli attuali problemi della convivenza umana”.
Non è affatto strano dire questo. La riflessione spirituale da sempre ci dice che se si osservano con attenzione le situazioni di disarmonia sociale, come le sperequazioni o la conflittualità, è possibile notare come la causa di questa disarmonia, cioè la non moralità di rapporti tra singoli come di interi sistemi economico/politici, sia in realtà una causa seconda.
Contro un cammino perverso
La radicale insufficienza della condizione umana bisognosa di trascendenza spesso porta ad autentica perversione del cammino, è possibile che il sollievo da questa insufficienza venga ricercato in quelle cose che in nessun modo possono saziare. Da qui ogni bramosia causa di ingiustizia.
Il punto fondamentale che la Dottrina Sociale pone in riferimento all’umanità è che questa deve essere riguardata come “una” e come “famiglia”, si può leggere il Compendio della DSC al numero 428.
Non ci si limita cioè a dire che gli esseri umani sono uguali, magari anche titolari di medesimi diritti ma comunque singoli. Si dice che il messaggio biblico ci parla di “azione” del Creatore verso l’umanità intesa come unitaria, senza ovviamente mettere in discussione la rilevanza centrale delle singole coscienze.
La Famiglia Umana
E si attribuisce a questo corpo unitario l’appellativo di famiglia, il che è rilevantissimo, perché la famiglia è intesa e spiegata in un intero capitolo del Compendio, il quinto, come elemento fondamentale che mette l’essere umano in grado di portare a maturazione la propria essenza appunto di essere umano.
Nulla a che vedere con un concetto astratto di umanità, l’umano è per la Chiesa il luogo dell’unità più radicale e primigenia, quella della Famiglia, nel cui seno l’essere umano si scopre tale e cresce come tale.
Se si legge con calma il numero 428 del compendio, peraltro breve, sintetico come le cose fondamentali spesso sono, non è difficile rendersi conto di quanto grande sia questo messaggio, di quanto ossigeno porti.
Di quanto bisogno avremmo di questo ossigeno in un momento in cui l’essere divisi e antagonisti viene considerato semplicemente naturale.
Questo antagonismo spacciato per inevitabile si manifesta in tutta la sua anti-umanità nella corsa all’accaparramento dei beni.
La corsa all’accaparramento dei beni
Anche qui la Dottrina Sociale offre un insegnamento alternativo. Il compendio, dal numero 171 al 184, si sofferma sulla consapevolezza che i beni che il Creatore offre hanno una destinazione universale.
Si tratta di una consapevolezza che nasce dalla fede nell’atto creativo stesso. L’essere umano è creato e assieme a lui è creato l’universo, dotato di propria dignità, e di un proprio fine specifico, che è il giungere alla ricapitolazione in Cristo e donare sostentamento all’essere umano stesso.
Si vede bene l’incompatibilità di questo insegnamento con ogni esclusività nell’accesso ai beni.
Il diritto di ogni singolo essere umano a esercitare l’accesso ai beni è naturale, non positivo, è originario, proprio perché derivato dalla Creazione ed è prioritario, ovvero non limitabile da altri diritti.
Resta aperta la decisione circa il miglior modo di garantire questo diritto
L’insegnamento della Chiesa non entra nella scelta tecnica e politica. È consapevole del fatto che ogni specifica situazione storica o culturale può richiedere uno specifico ordinamento in grado di conseguire l’equità, le accuse rivolte alla Dottrina sociale di intromissione in campi non propri sono veramente infondate.
La distanza di questa posizione da quella di coloro che vedono l’accaparramento come un legittimo obiettivo è evidente, per non parlare di chi considera la possibilità di limitare l’accesso di altri a beni essenziali come una legittima strategia per prevalere.
Ammetto che può nascere il dubbio se una dottrina del genere sia da considerarsi un libro dei sogni vista la realtà. Ma qualcosa mi dice che queste idee così alte sono più concrete di quanto si possa pensare e più ricche di futuro. Mentre invece ogni volontà di dominio dura il tempo che dura e nulla più.





