17 Luglio 2024
Cristiani nel mondoFocusScenari

La lunga marcia della Chiesa cattolica nel mondo delle IA

DI LUCANDREA MASSARO

Non è inopportuno né inutile l’interesse di Francesco e della Chiesa cattolica nelle implicazioni di quella che potrebbe essere la più importante trasformazione sociale di questo momento storico.

Mary Kenneth Keller, vi dice nulla questo nome?

Probabilmente no, eppure è una figura di una certa importanza nel mondo dell’informatica e ha un paio di primati: la prima donna a prendere un PhD, un dottorato di ricerca, in informatica (la seconda in assoluto) e il fatto che era una suora della Carità della Beata Vergine Maria. Nata nel 1913, si laurea nel 1943 alla cattolica DePaul University; dopo aver conquistato un master in Matematica, si reca nel 1961 al Dartmouth College e a 51 anni prende il dottorato.

Dartmouth è anche il luogo dove – nel 1956 – si era tenuto la storica “Dartmouth Conference”: il primo convegno dedicato esclusivamente all’intelligenza artificiale e durante il quale fu coniato il termine. Suor Mary fondò poi il dipartimento di informatica del Clarke College in Iowa che diresse per vent’anni.

La Chiesa cattolica dentro il tema dell’Intelligenza Artificiale

L’abbiamo presa alla lontana probabilmente, però questa digressione storica ci permette di dire che attraverso i suoi membri, la Chiesa cattolica dentro il tema dell’Intelligenza Artificiale e del suo impatto col mondo ci è entrata di diritto e per la porta principale. Quindi l’interesse dimostrato da Papa Francesco è tutt’altro che estemporaneo o fuori luogo, è anzi il punto di caduta di una lunga tradizione.

Ma che cosa cerca la Chiesa nel mondo delle IA?

Anche qui ci accompagna una suora, suor Alessandra Smerilli, che ci ricorda che “tutto ciò che riguarda l’uomo interessa alla Chiesa”, in un video promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale di cui è Sottosegretaria.

La sfida rappresentata da questi strumenti è l’enorme rapidità con cui essi producono contenuti e risultati che ieri richiedevano enormi quantità di tempo e risorse per essere sviluppati; questa sproporzione informativa – rispetto alle capacità umane – ricorda in qualche misura il salto di qualità fatto in campo bellico dallo sviluppo della tecnologia atomica.

Dal Progetto Manhattan in poi un singolo uomo, sganciando un singolo ordigno, può mettere fine alla storia di una piccola città. Senza essere melodrammatici, lo sviluppo nucleare è anche quello dell’energia, delle scoperte sulle origini dell’universo e tanto altro, così le IA oggi rappresentano un salto di scala con cui l’umanità deve prendere le misure per definire nuovi confini etici di utilizzo, ma per capire questi confini è necessario capire la portata del cambiamento.

Nel mondo del lavoro intellettuale l’arrivo di IA basate sui cosiddetti LLM (Large Language Model) avranno (e hanno già) un impatto non dissimile dall’automazione nel mondo del lavoro manuale.
La Chiesa cattolica italiana e l'intelligenza artificale IA
Immagine fatta realizzare da IA

Con tutti gli effetti socioeconomici che le rivoluzioni industriali hanno avuto su occupazione e dinamiche sociali.

La differenza in questo caso è di nuovo la velocità

Quello che le precedenti rivoluzioni tecnologiche hanno realizzato in decenni, qui lo vedremo probabilmente in termini di mesi. Quello che accadde in 20-30 anni, ora potrebbe accadere in 3-5 anni.

Alla luce di queste considerazioni, della distruzione creatrice a cui andiamo incontro, la presenza di Papa Francesco al recente G7 (prima volta per un pontefice) assume un connotato profetico. Ecco perché per il Papa:

«di fronte ai prodigi delle macchine, che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo aver ben chiaro che all’essere umano deve sempre rimanere la decisione, anche con i toni drammatici e urgenti con cui a volte questa si presenta nella nostra vita»

e ancora:

«L’intelligenza artificiale potrebbe permettere una democratizzazione dell’accesso al sapere, il progresso esponenziale della ricerca scientifica, la possibilità di delegare alle macchine i lavori usuranti; ma, al tempo stesso, essa potrebbe portare con sé una più grande ingiustizia fra nazioni avanzate e nazioni in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti sociali oppressi, mettendo così in pericolo la possibilità di una “cultura dell’incontro” a vantaggio di una “cultura dello scarto”. Questo è il pericolo…»

La Chiesa, esperta di umanità – come diceva San Paolo VI – di nuovo coglie i termini della questione e senza lanciare anatemi invita il mondo a riflettere su quale direzione dare a questa rivoluzione: per il popolo o contro di esso?

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