La forza “trasgressiva” della liturgia

L’INTERVISTA DI ROMOLO GUASCO ALLA TRASMISSIONE UOMINI E PROFETI DI RADIO 3

Quando mi hanno chiesto di intervenire a una puntata di Uomini e profeti, prestigioso spazio settimanale di cultura religiosa di Radio 3, su “la rivoluzione del nuovo messale” sono rimasto un po’ sorpreso. Mi domandavo infatti quale fosse questa rivoluzione, e se non si desse troppa importanza alle, pur significative, modifiche ad alcune parole della messa domenicale.

“Sorelle” si aggiunge a “fratelli” e si userà la tradizione del greco per il kyrie eleison: va bene. La pace in terra è per “gli uomini amati dal Signore” e non solo per quelli di “buona volontà”, e anche queste parole che sembrano più inclusive convincono. Poi c’è il “non abbandonarci” anziché il “non ci indurre”: forse la modifica più bella, perché frutto della Speranza. Subito prima entra un “anche” dopo il “come”, cui segue il “noi le rimettiamo ai nostri debitori”, e questo è forse il cambiamento più ermetico. Infine belle le nuove parole invocative di chiusura: “andate e annunciate il vangelo del Signore”. Insomma tutto bene, ma perché tanta attenzione e perché tanto tempo (leggo che se ne parla dal 2002) per queste, tutto sommate, piccole modifiche?

Ho alcuni ricordi della grande riforma liturgica post Concilio, che sconvolse la celebrazione alla fine degli anni Sessanta: il celebrante che guardava il popolo, l’italiano e non più il latino, la preghiera dei fedeli e poi il segno della pace, che un po’ turbava l’usuale riservatezza dei fedeli nella chiesa del quartiere borghese di Roma, proiettati improvvisamente verso una dimensione fraterna della comunità parrocchiale, per molti inesplorata. Insomma una rivoluzione e una Chiesa che, cambiando il rito, provava a cambiare se stessa e coinvolgeva con segni molto concreti tutti i fedeli.

Credo che la liturgia sia un elemento irrinunciabile del nostro essere Chiesa universale: noi Cvx non mi pare abbiamo una grande tradizione in materia, e ci manca forse un po’ di coraggio e creatività. Dobbiamo rifletterci, e qualcosa ho provato a dire nell’intervento radiofonico: da un lato dovremmo “de-clericalizzare” la liturgia, ossia sentirla come responsabilità di tutta l’assemblea celebrante e non solo di chi la presiede; dall’altro provare a esprimere con gioia l’incontro col sacro, con Gesù, che avviene in quel momento, e farne testimonianza per tutti, soprattutto per i giovani e per chi non crede. Dovremmo essere consci di quella forza “trasgressiva” che ha la liturgia nei tempi odierni, come sentirete dire dal teologo Andrea Grillo.

È possibile ascoltare a questo link la puntata di Uomini e profeti con, oltre a Romolo Guasco, Antonietta Potente, suora domenicana e teologa e Andrea Grillo, liturgista.

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