21 Gennaio 2026
Commenti e riflessioniCristiani nel mondoFocus

Il colore delle parole

DI ANTONIO M. CERVO E ALESSANDRA PERRICONE

“Le parole sono come strumenti: vanno usate con attenzione, altrimenti si rompono”

Così scriveva Ludwig Wittgenstein, filosofo del linguaggio, agli inizi del ‘900. E, in effetti, avere a cuore le parole che usiamo significa un po’ questo: avere cura di qualcosa di preziosissimo e pericoloso al tempo stesso.

Qualcosa che può liberare ma anche incatenare, abbattere muri o alzarne…

Tutto questo passa per le parole e per l’uso che ne facciamo. Anche (soprattutto?) al tempo dei social e della comunicazione di massa.

Consapevole di questo, negli ultimi due anni, la Cvx nazionale ha sviluppato un percorso sulla comunicazione e sulla parola, con un apposito gruppo di lavoro.

Così, da più parti d’Italia, ci siamo ritrovati periodicamente con incontri online, animati non solo dalla comune passione per il comunicare, ma soprattutto da quelli che erano gli ambiti in cui maggiormente si avverte l’urgenza di trovare parole nuove o diverse.

Quattro macro aree di riflessione

In questo senso, quattro sono state le macro aree individuate di fatto dal nostro gruppo di lavoro: le dinamiche di vita quotidiana e quelle interne alla propria Cvx locale, la liturgia delle nostre messe, i Principi generali della Cvx (già al vaglio di revisione, tra l’altro, a livello mondiale).

In questo senso, molto significativo è stato uno dei contributi proposti da Andrea Serra, che ci ha coordinati lungo il cammino, circa le cosiddette “Regole dell’Ascolto”.

Ascoltare, prima ancora di comunicare

Prima ancora delle parole, giova sottolineare infatti che ogni sana comunicazione è fatta di Ascolto. Solo partendo dai silenzi consapevoli di chi ascolta, senza pregiudizi, può svilupparsi una comunicazione autentica, fatta di parole che non siano solo “il suono dei miei punti di vista” ma che siano permeate anche dell’“Altro che ho di fronte”. Del resto, comunicazione significa reciprocità.

Ecco che, in questo solco, utile è stato anche l’aiuto dato dal “Manifesto della comunicazione non ostile”, affinché ogni linguaggio si uniformi sempre meno al narcisismo comunicativo di chi parla, divenendo ponte tra persone e tra punti di vista, anche quando diversi.

Lo sforzo della Cvx mondiale

Tornando alle macro aree, sull’ultimo punto (comunicazione e Principi generali Cvx) molti di noi apprezzano lo sforzo attuale della Comunità Mondiale di rivedere il testo che ci costituisce e che sembra proprio avere l’annuncio come fine ultimo.

Già nel Preambolo, infatti, i nostri Principi Generali vengono descritti come uno strumento di partecipazione alla “iniziativa d’amore che esprime la promessa di Dio di esserci fedele per sempre” – l’amore da cui tutto parte, quindi, si declina in una promessa di fedeltà, che ha bisogno di canali per essere veicolata senza legalismi e tenendo conto dell’evoluzione del linguaggio nel corso del tempo.

Resta naturalmente valida, e più che mai, l’esigenza di non dare per scontato che abbiamo chiaro ciò che vogliamo comunicare

Forse dovremmo chiederci, di tanto in tanto, se stiamo solo recitando una parte e utilizzando luoghi comuni in qualche modo rassicuranti, creando così in chi ci ascolta la percezione di un’incongruenza.

Gli aspetti comunicativi della liturgia

Più complesso è stato il confronto sugli aspetti comunicativi della liturgia. A fronte della sensazione pressoché unanime di uno spazio – quello appunto dei tempi liturgici – dove il diffondersi della Buona Notizia specie tra i giovani o i “lontani” è reso problematico da un linguaggio spesso antiquato, compreso solo da ambiti ristretti e, soprattutto, lontano dalla vita di tutti i giorni, ci siamo infatti sentiti quasi impotenti di fronte alle difficoltà che un eventuale aggiornamento comporterebbe.

Il margine di manovra ci appare assai limitato e la ritualità insita nella liturgia porta già di per sé ad abitudini difficili da rivedere. Tuttavia, l’amore per la Chiesa ci spinge a pensare che sia davvero molto importante lanciarsi in quest’avventura con rispetto e consapevolezza, magari cominciando a sperimentare nell’ambito delle nostre comunità.

Comunicazione e vita comunitaria

E a proposito di comunicazione e vita comunitaria, ci siamo soffermati sia sul modo di comunicare al nostro interno – ritenuto a volte lontano dal binomio vita-fede di cui tanto parlano i Principi Generali, quasi come se il linguaggio ne fosse escluso mantenendosi forse più di stampo moralista che di fede – sia sulle possibili modalità di un costante aggiornamento formativo a livello locale e nazionale sui temi della comunicazione.

In questo senso, si è pensato a un percorso che vada al passo coi tempi rispetto al continuo mutare della comunicazione. Focus particolari sarebbero da dedicare alla comprensione delle nuove piazze virtuali, ai linguaggi dei giovani (coi quali spesso è più difficile trovare parole comuni) e alle dinamiche che caratterizzano intrinsecamente un… “comunicare efficace”.

In ambito nazionale, in particolare, oltre alla condivisione di quanto fatto nelle singole comunità locali, il gruppo sente, altresì, l’esigenza di ricorrere a una voce esperta – “laica” o proveniente dalla Chiesa più accogliente, di cui abbiamo tanti esempi – che ci accompagni verso chiavi di comunicazione più adeguate ai tempi che cambiano e in grado di contribuire al miglioramento delle relazioni, sia all’interno sia all’esterno delle nostre Comunità.

Il colore delle parole nella vita quotidiana…

E, in effetti, è proprio la vita quotidiana, quella a cui tanto ci richiamano i nostri Principi, che sembra interpellarci particolarmente. La chiave è ancora una volta l’ascolto, ma va detto che non sempre i protagonisti di una conversazione a due o più voci condividono gli stessi registri comunicativi, il che rende la comprensione reciproca quasi impossibile – a meno di non basarla su codici almeno simili.

In questo abbiamo probabilmente parecchia strada da fare ma, tra i tanti strumenti di cui certamente disponiamo, uno, tratto dalle “Regole” citate prima, potrebbe rivelarsi davvero molto utile: “Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica”.

Perché davvero niente unisce di più che ridere insieme…

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