21 Gennaio 2026
Cristiani nel mondoFocusScenari

Comunicare nella rete: con quali parole…?

FABIO CHIMENTI E ALESSANDRA PERRICONE*

Con quali parole comunicare nella reteIl Manifesto della comunicazione non ostile esprime i valori incarnati dal più ampio progetto denominato Parole O_stili e ideato da Rosy Russo, esperta di comunicazione e formatrice per molte aziende italiane.

Presentato per la prima volta a Trieste nel 2017, il Manifesto raccoglie in dieci punti alcuni fondamentali principi da adottare in quel mondo virtuale dove sempre più persone, i giovani soprattutto e tra questi spesso i più fragili, sono vittime di danni causati dalle parole sbagliate.

Un decalogo per confrontarsi con la Rete

Si tratta quindi di un decalogo nato dal desiderio di confrontarsi con la rete, questa apparente sconosciuta, con cui in realtà tutti noi facciamo i conti giornalmente. Per esempio: limitando al minimo l’uso del telefono, a cui preferiamo messaggi sul cellulare e mail, o evitando spostamenti fisici che sostituiamo con videochiamate e riunioni su piattaforme virtuali, anche in assenza di una necessità oggettiva. O ancora: con il facile ricorso ai social per condividere informazioni pubbliche o private, spesso senza alcun accenno alla relazione con gli interlocutori del caso.

In altre parole, la comunicazione in rete ha ormai perso la sua connotazione generazionale o, in alcuni casi, professionale e si è trasformata in qualcosa che, magari con diverse sfumature, è parte integrante della nostra vita e da cui dunque non possiamo più prescindere.

Ciò, naturalmente, vale anche per le nostre comunità e per noi che ne siamo membri appassionati, spinti a usare ogni canale possibile, incluso il digitale, per condividere la gioia di una vocazione adulta e costitutiva della nostra esistenza.

Imparare un linguaggio nuovo

Eppure, o forse proprio per questo, anche noi dobbiamo imparare il linguaggio nuovo della comunicazione virtuale e renderlo – come si evince dalla lettura del Manifesto – consapevole e responsabile.

Sì, forse gli aggettivi ci sono familiari e non crediamo ci dicano nulla di nuovo ma, nel mondo-che-non-c’è, tutto, anche se vissuto e percepito come nobile o soltanto innocuo, deve seguire un’unica ma implacabile regola, quella della velocità che, in mano ai più smaliziati o semplicemente ai più superficiali, serve ad accelerare la vita di chi vi abita in modo innaturale e a volte deleterio.

Il rischio è quello di un’alienazione che appunto estrania dalla realtà a cui si torna appena spento il device di turno e che fa perdere consapevolezza delle conseguenze delle proprie parole. La velocità viene intesa così come valore in sé, mentre la cura e la scelta della forma che diamo ai nostri pensieri passano, e senza che ce ne accorgiamo, in secondo piano.

Aprirsi a nuove opportunità

Se vogliamo quindi fare una sorta di rilettura del Manifesto [ lo trovi qui ] per “aggiustarlo” alla comunicazione in rete della nostra spiritualità, dobbiamo aprirci all’opportunità di una nuova educazione.

Potremo così apprendere di più sul dare la giusta importanza alle parole con una prospettiva di avvicinamento, di comprensione, di vera condivisione e non di critiche o contrapposizioni che, per quanto forse fondate o percepite come efficaci, mancano – nella piazza virtuale dove nel bene e nel male la nostra vita è cambiata – di argomentazioni, o di sguardi empatici, anche a fronte di idee diverse. E risultano dunque esclusivamente sterili.

* Per il gruppo CQP (Con Quali Parole) costituitosi attorno ai temi della comunicazione con Andrea Serra come responsabile dopo il Convegno di Assisi 2022.

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