Comunità Cvx Gesù Nuovo di Napoli: 120 anni e non sentirli
DI ANTONIO CERVO
Il peggiore rischio dei compleanni che contano è quello di mettersi a fare gli inventari di se stessi. In un mix fra amarcord e autoreferenzialità…
Proprio questi ultimi due sono stati, in realtà, gli spauracchi da cui chi ha organizzato la festa per l’anniversario della fondazione della Cvx “Gesù Nuovo” di Napoli si è guardato. Pur consapevoli che 120 candeline da spegnere contengono anni di ricordi, emozioni e un pizzico di orgoglio.
Così, venerdì 12 dicembre nella sede di Comunità Cvx, nel centro storico di Napoli, tutto è voluto essere innanzitutto l’occasione per ritrovarsi, da un lato, ma pure per guardare oltre gli orizzonti che ancora attendono.

Alla presenza delle autorità cittadine, fra cui il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, e il vicesindaco Maura Striano, il percorso introdotto da Antonio Salvio e Annabella Marcello è partito da un breve excursus storico

Qui abbiamo provato a ri-leggerci nel nostro passato e a illustrare il “carisma Cvx” a chi dei presenti avesse voluto saperne un po’ di più.
Dalle Congregazioni mariane a oggi, la spiritualità ignaziana è stata ed è la “cassetta degli strumenti” da cui tanti laici hanno attinto per capire la loro vocazione nel mondo e per dare il proprio contributo lì dove la vita li ha posti.
Un dono per la società a Napoli e non solo
Dall’università alle sale d’ospedale, dalla scuola fino alla politica, la Cvx del Gesù Nuovo di Napoli ha saputo donare nel tempo non pochi uomini e donne alla società, sforzandosi di trasfondere il Magis di Ignazio nella consapevolezza della propria dimensione laica.
In questo senso Sergio Costa (già Ministro, oggi Vicepresidente della Camera dei deputati) ha toccato il tema dell’impegno dei cattolici per la cosa pubblica, condividendo la propria esperienza sul campo, da membro Cvx. Laddove l’impegno per il bene comune diventa ogni giorno impegno per l’Altro, nonostante tutte le difficoltà che possono caratterizzare le posizioni di responsabilità.
Una Comunità missionaria
Del resto la missionarietà ha accompagnato da sempre questa Comunità, intendendo con questo termine la disponibilità – singola e comunitaria – di aprirsi al mondo, non solo ascoltandolo, ma anche “sporcandosi le mani”, con le braccia protese verso le diverse povertà umane, sociali, culturali, economiche.
La folta presenza dei giovani del nostro Progetto Jonathan/Arcobaleno ha ricordato anche a noi quali sono le priorità e i campi d’azione a cui abbiamo scelto di dedicarci come Comunità, da circa 30 anni: il servizio di Doposcuola e la Scuola di italiano per adulti, in favore degli immigrati e degli ultimi (soprattutto) del centro storico di Napoli.
Ri-leggere noi stessi alla luce del nostro Passato e di quanti ci hanno accompagnato (diversi sono stati i ricordi di gesuiti come i padri Godino, Giampieri, Palazzeschi, come evidenziato dal vescovo ausiliare Franco Beneduce S.I.) non significa nascondere, tuttavia, i problemi e le sfide del presente. Come quella di trovare nuove strade per intercettare il mondo giovanile, immaginando forme nuove e canali adatti ai tempi che mutano…

Tuttavia, proprio gli interventi di tanti ospiti (come quello dell’Assistente nazionale padre Massimo Nevola e del Presidente Romolo Guasco) ci hanno aiutato a “dire “grazie” per il passato, e dire “Sì” al futuro”, come ci ha invitato a fare il cardinale Battaglia.

Queste parole sono state, in realtà, per la Comunità del “Gesù Nuovo” un guardarsi allo specchio
In un moto profondo di maggiore consapevolezza di sé e del tesoro che, come ogni Cvx, custodiamo.
Proprio questo tesoro, fatto di valori, metodo, spirito ignaziano, rappresenta una risorsa rara, che, ben lontano dal “tenerla solo per noi”, questa Comunità si è sforzata gradualmente di irradiare attorno a sé, tramite tanti ragazzi/e (oggi adulti!), in diverse declinazioni.
In questo senso, le rughe dei nostri 120 anni rappresentano sicuramente una tradizione a cui rifarci. Tradizione, tuttavia, che non è e non deve essere custode di ceneri passate, bensì garante del nostro futuro, in un mondo che ha bisogno sempre più di uomini e donne libere, in grado di andare controcorrente e aprire brecce, ognuno un po’ essendo come “un fuoco che accende altri fuochi” (35° Congregazione generale della Compagnia di Gesù).






