Vivere la Comunità al tempo del “distanziamento sociale”

DI MARIA SCAGLIA ALBERTI (CVX BERGAMO)

La riduzione di stimoli esterni buoni, conseguente alle misure per il distanziamento sociale determinate dal tentativo di contenere la pandemia, da un lato mi avvilisce, mentre dall’altro mi spinge a cercare più a fondo.

Distanziamento sociale: i Principi Generali della Comunità di Vita Cristiana invitano gli aderenti a farsi “attenti ai segni dei tempi” (PG 6)

Già dalle prime restrizioni poste per far fronte al dilagare dell’epidemia, mi ero chiesta cosa volesse dire questa cosa: il virus, un’entità così piccola, incapace di vita propria, riesce a condizionare tutto il mondo, compresi i potenti e coloro che non vogliono riconoscerne l’esistenza e la letalità. Anche questo evento negativo, allora, viene a dimostrare che l’uomo, pur con tutta la conoscenza acquisita, non ha ancora in mano le redini della vita…

Ma andando un po’ più a fondo a livello personale, cosa mi dice tutto questo? Come è cambiata la mia vita in questo tempo di Covid e dell’obbligo di distanziamento sociale? Non posso più correre di qua e di là, andare dai nipotini, aiutare i ragazzi della Fabbrica dei Sogni a studiare, scoprire gli angoli più suggestivi di Città Alta, passare del tempo nella mia oasi in Valtaleggio.

Il non potermi muovere mi fa sentire persa, inconsistente.

Il dinamismo è parte di me. E quella domanda non mi lascia: sono convinta che il Signore ci parla nel tempo in cui viviamo e sono altresì convinta che non permette degli accadimenti con la volontà di punirci. Dunque, forse mi posso muovere, ma in uno spazio diverso, dentro di me, andando al fondo del mio essere. Cosa è veramente importante per me, cosa mi rende la vita ancora bella e desiderabile?

Qualcosa delle letture della domenica mi resta e ne faccio oggetto di meditazione durante la settimana.

Il richiamo alla santità del primo novembre quest’anno ha scalfito la mia diffidenza verso un progetto che mi è sempre parso non per me. Intuisco oggi che perseguire la via della santità non significa lasciare la corporeità e quello che essa comporta, ma piuttosto trovare la via per vivere alla massima potenza.

Così anche la parabola dei talenti mi ha fatto riflettere sulla mia attuale negligenza nel mettere a frutto i doni ricevuti.

Stavo meditando di lasciare l’incarico di coordinatore della comunità, perché da un po’ di tempo non avvertivo partecipazione. Tutto a un tratto mi sono resa conto che ero io in difetto: svolgevo un ruolo, ma non ci mettevo il cuore. È come se si fosse acceso un riflettore sulla Comunità e i vari suoi membri avessero preso tridimensionalità, staccandosi dallo sfondo e mostrando i vari aspetti che caratterizzano la loro umanità. Ho avvertito il desiderio di parlare con ciascuno, ascoltarli uno a uno, condividere le loro difficoltà e le loro gioie. E magicamente ho visto rifiorire l’interesse e il desiderio di partecipazione di tutti.

Nel cammino di comunità quest’anno stiamo ripercorrendo i Principi Generali, a trent’anni dalla loro promulgazione. Esaminando questo riferimento fondamentale per la nostra identità, ci siamo soffermati sul Preambolo che invita a contemplare le Tre Persone divine mentre osservano l’umanità divisa dal peccato e decidono l’azione di grazia dell’Incarnazione.

Nella meditazione avevo visualizzato il movimento frenetico degli uomini sulla terra, spesso determinato da fini così poco nobili: rivalità, invidie, egoismi, inimicizie…

Tuttavia le Tre Persone si muovono a compassione e decidono di agire in difesa degli uomini: il Padre dona a questo scenario corrotto il bene più prezioso che ha, il Figlio, e lo Spirito sceglie di accompagnarlo e di restare fra gli uomini.

Nell’incontro virtuale di dicembre abbiamo messo a fuoco due dei PG; il numero 2 afferma:

“questi principi devono essere interpretati […] secondo la legge interna dell’amore. […] che lo Spirito incide nei nostri cuori [e che] si esprime in termini sempre nuovi di fronte a ogni circostanza della vita quotidiana. […] ci rende capaci di essere aperti e liberi, […] ci sollecita a prendere coscienza delle nostre gravi responsabilità, a cercare costantemente le risposte alle necessità del nostro tempo e a lavorare con tutto il popolo di Dio e con tutti gli uomini di buona volontà per il progresso e la pace, la giustizia, la carità, la libertà e la dignità di tutti gli uomini.”

Ogni volta che rileggo queste righe mi sento scaldare il cuore e riconfermo la mia scelta di appartenenza alla Comunità di Vita Cristiana, la mia scelta per vivere la fede in modo incarnato.

Cercare risposte alle necessità del nostro tempo, sull’onda dell’emozione appare un mega progetto, ma se cerco attraverso lo sguardo interiore, scopro piccole opportunità disseminate giorno dopo giorno nella mia vita, soprattutto per mezzo delle relazioni. Allora le risposte alle necessità possono essere una maggior attenzione ai miei compagni di viaggio, la ricerca di vicinanza e di unità, nonostante l’odioso distanziamento fisico, anche attraverso l’uso dei mezzi multimediali, senza però diventarne schiavi.

Così, al termine di quell’incontro di condivisione, rileggendo gli appunti presi mentre gli altri parlavano, mi sono ritrovata una scaletta di indicazioni tutte per me:

  • il Signore mi vuole qui, ora;
  • se resto confinata in me stessa non incontro gli altri e non incontro Dio;
  • non posso mimetizzarmi con lo sfondo in cui vivo, ma devo farmi vedere per quella che sono;
  • darsi un impegno genera lo spazio per viverlo;
  • devo leggere quel che sto vivendo;
  • devo pregare perché ciascuno sia aiutato a crescere.

Il principio numero 4 esplicita cosa si intende per comunità:

la nostra Comunità si compone di cristiani “di qualsiasi condizione sociale, che vogliono seguire più da vicino Gesù Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno […] Noi ci sforziamo di divenire cristiani impegnati nel testimoniare […] quei valori umani ed evangelici che riguardano la dignità della persona, il bene della famiglia e l’integrità della creazione. Siamo particolarmente consapevoli del bisogno pressante di lavorare per la giustizia, attraverso un’opzione preferenziale per i poveri e uno stile di vita semplice che manifesti la nostra libertà e la nostra solidarietà con loro”.

Chi sono i poveri di oggi, in tempi di distanziamento sociale?

Oltre ai poveri sparsi nel mondo, i poveri della nostra città, i nuovi poveri a causa dell’emergenza economica, penso a chi è povero di amore: amore non ricevuto e amore non dato, condizione che rende ancora più freddo e triste questo inverno di isolamento. E penso alla libertà, grande sogno della mia gioventù, quando, insieme ai miei amici, pensavo di cambiare il mondo… Ora prego di essere mantenuta libera dai miei nemici: la superficialità, la pigrizia, l’indifferenza, il malanimo, il giudizio precipitoso, l’eccessiva considerazione di me stessa.

Preambolo dei Principi Generali della Comunità di Vita Cristiana

Le tre Persone Divine,
rivolgendo lo sguardo sull’intera umanità
così divisa dal peccato,
decidono di donarsi totalmente
a tutti, uomini e donne,
e di liberarli dalla loro schiavitù.
Per amore la Parola si è incarnata
e nacque da Maria, la Vergine povera di Nazareth.
Gesù, inserito tra i poveri
e condividendo la loro condizione,
invita tutti noi
a donarci ininterrottamente a Dio
e a lavorare per l’unità
all’interno della famiglia umana.
Questo dono di Dio a noi
e la nostra risposta
continuano sino a oggi,
sotto l’azione dello Spirito Santo,
in tutte le nostre particolari realtà.
Perciò noi, membri della Comunità di Vita Cristiana,
abbiamo formulato questi Principi Generali
perché ci siano d’ aiuto
nel fare nostre le scelte di Gesù Cristo
e nel prender parte,
per Lui, con Lui e in Lui,
a questa iniziativa d’amore
che esprime la promessa di Dio
di esserci fedele per sempre.

(Assemblea Mondiale Cvx a Guadalajara 1990, ratificati dalla Santa Sede)

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