Nuova vita per il monastero di clausura a Chieri

DI SIMONE GARBERO (CVX DI CHIERI)

Un “Nuovo monastero” a Chieri, cuore pulsante per stare accanto a chi è più in difficoltà: in città le parrocchie e la società civile sognano una nuova vita per un ex monastero di clausura, coinvolti anche i gruppi ignaziani cittadini.
Le monache benedettine cassinesi hanno vissuto per oltre un secolo in un grande monastero nel cuore della città di Chieri, fino a quando cinque anni fa le religiose si sono unite a un altro monastero a Poffabro, in Friuli.

Da allora la struttura è vuota, ma un “nuovo monastero” potrebbe essere prossimo a prendere vita. Il sogno parte dalle cinque parrocchie cittadine:

“Il poter disporre del monastero — hanno dichiarato i parroci don Marco di Matteo, don Severino Brugnolo e don Roberto Milanesio — risponderebbe alla necessità cittadina di avere una casa comune che possa ospitare in modo organico e coordinato gli interventi e le attività caritatevoli rivolte a tanti fratelli e sorelle che vivono situazioni di grave solitudine e crescente povertà. Nel nuovo monastero potrebbero trovare spazio vari servizi concreti e necessari, in parte già esistenti, in parte da rigenerare o creare, come un centro d’ascolto, una mensa, la distribuzione dei viveri, un dormitorio, l’emporio alimentare, il centro servizi per il lavoro, gli orti solidali e un co-housing”.

Il nuovo monastero sarebbe l’opportunità di una convergenza tra le molte associazioni cittadine ecclesiali e aconfessionali impegnate accanto alle persone più in difficoltà.

Una nuova grande casa comune a Chieri

L’ispirazione al sogno viene dal modello della Cittadella della carità della Caritas interparrocchiale di Bra, nella stessa diocesi di Torino. Hanno conosciuto questo modello alcuni giovani della città durante un’esperienza organizzata dai gruppo ignaziani di Chieri e Torino. Alcuni fra loro si stanno costituendo come componente giovanile all’interno di questo nuovo progetto.

Come per la realtà di Bra, il sogno è quello di un luogo che non viva solo per fornire soluzioni ai bisogni assistenziali immediati, ma che sia un cuore pulsante in cui più dimensioni si uniscono in una visione integrale e integrata.

“Crediamo che anche la dimensione artistica e culturale potrebbe trovare il suo spazio — aggiungono i sacerdoti cittadini — per dimostrare che i poveri non hanno solo bisogno di pane e casa, ma anche di bellezza. La carità non è solo doverosa e giusta, ma è anche bella, proprio come il Vangelo”.

Il monastero di Chieri potrebbe inoltre diventare un punto di riferimento per il volontariato giovanile, senza dimenticare la dimensione spirituale.

La continuità della vita della struttura nella comunità ecclesiale è anche il sogno delle monache benedettine oggi a Poffabro, come riferisce l’economa, suor Daniela:

“Si tratta sempre di una mensa: per tanti anni è stata una casa in cui si è spezzato ogni giorno il pane eucaristico in una vita di preghiera, domani potrebbe diventare una mensa di pane per le persone più in difficoltà, senza però che scompaia la dimensione spirituale. Noi siamo felicissime di questo passaggio”.

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3 pensieri riguardo “Nuova vita per il monastero di clausura a Chieri

  • 20 Gennaio 2021 in 14:52
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    Ho sempre pensato che ex convento, ex caserme, ecc potessero essere utilizzati, avendo un gruppo di persone che se ne prendono cura e ne sono responsabili, luoghi per svolgere attività varie, case per persone in difficoltà, laboratori ecc e che progetti organici potrebbero essere finanziati dall’Europa e integrati da Enti pubblici e privati dando lavoro a persone con più di 50 anni che hanno perso lavoro , ecc . Un grande sogno da realizzare … molti pensionati/pensionate con professionalità acquisite potrebbero dare il loro contributo e mettere ancora a frutto le esperienze lavorative e donare il proprio tempo per sistemare i locali e per insegnare il loro mestiere . Non c’ è Niente da inventare ex novo basta chiedere a chi ha fatto questo tipo di percorso.

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    • 20 Gennaio 2021 in 19:28
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      Grazie Rosa per aver condiviso qui questa tua riflessione.

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  • 27 Gennaio 2021 in 10:13
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    che meraviglia, grazie Simone

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