Un GeLaTo a Torino… e insieme in Piemonte

Gesuiti e Laici per Torino (Ge.La.To.)

DI PAOLO PIACENZA

“Il tentativo, prima di tutto, è stato quello di creare un luogo di ascolto reciproco. Un luogo per coordinarsi e aiutarsi tra realtà ignaziane, ponendosi in ascolto dei bisogni della città”.

Così Matteo Bergamaschi, che insegna storia e filosofia all’Istituto Sociale di Torino ed è altresì docente presso le facoltà teologiche del capoluogo piemontese, parla del GeLaTo, Gesuiti e Laici per Torino, la Tavola di cui è segretario. Una novità, nel panorama ignaziano italiano.

Dietro a una sigla che ha il sapore dell’estate, GeLaTo (qui la pagina Facebook), si cela una storia iniziata quattro anni fa, in occasione della Giornata ignaziana, spiega Bergamaschi:

“L’idea è stata lanciata allora da padre Alberto Remondini S.I., responsabile del progetto presso la comunità dei padri a Torino fino al 2020”.

L’obiettivo era semplice, ma cruciale: aiutare le realtà che si incontrano una volta all’anno a conoscersi meglio, a condividere il percorso fatto e aiutarsi a vicenda, magari scoprendo di avere obiettivi su cui l’unione fa la forza.

Dall’esperimento del 2017 nasce così la Tavola del GeLaTo: due membri per ciascuna delle realtà aderenti (Alunni del Cielo, Associazione Ex-Alunni Istituto Sociale, Centro san Carlo di Chieri, Centro Sportivo Sociale Sport, Comunità dei Gesuiti di Torino, Comunità di Vita Cristiana di Torino, Educare Insieme, EVO Piemonte, Giovani dentro la Bibbia, Istituto Sociale di Torino, Lega Missionaria Studenti Torino, Santuario Sant’Antonio Boves, Pietre Vive).

Ogni mese, mese e mezzo, la Tavola ha iniziato a mettere in atto condivisione e confronto che, attraverso il discernimento in comune, hanno permesso ai membri di raccontarsi ed elaborare iniziative e progetti condivisi.

“Sono nati così progetti che altrimenti la singola realtà non avrebbe forse avuto la forza di portare avanti”.

È il caso, per esempio, del progetto “A braccia aperte”, nato da un’idea della Cvx e della Lega Missionaria Studenti di Torino, ma reso possibile, con il coordinamento del GeLaTo, dall’impegno di una rete di persone più ampia, allargata ad amici e conoscenti nel nome di una buona volontà già ricca di frutti. Una famiglia siriana, in precedenza rifugiata in un campo profughi della valle della Bekaa, in Libano, è così arrivata in Italia a settembre 2019 attraverso i corridoi umanitari. Un gruppo di donne e uomini di Torino ne sta accompagnando il percorso, con l’obiettivo dell’inserimento e della progressiva indipendenza economica.

Nel tempo, il GeLaTo si è dotato di una più snella segreteria operativa di sei persone che lavora su mandato della Tavola

E diversi progetti si sono via via aggiunti: il laboratorio in cinque incontri “Relazioni in corso” tra 2018 e 2019; gli incontri dedicati ai giovani nel 2019 che hanno coinvolto il Gruppo Abele e don Ciotti, padre Giacomo Costa S.I. e il Centro Astalli di Trento; nel 2020 un lavoro di discernimento dei bisogni in tempo di pandemia e, in occasione della Quaresima 2021, un percorso di riflessione spirituale sul tema dalla Grazia a partire dalla visione di alcuni film di Fellini e Pasolini.

“Uno degli aspetti più fecondi – sottolinea Bergamaschi – è stata la possibilità di allargare, grazie al GeLaTo, la partecipazione a occasioni già previste dalle singole realtà, che rispondevano alle necessità degli altri gruppi”.

Oggi, al fianco della segreteria, a occuparsi del GeLaTo, c’è padre Roberto Boroni S.I., padre superiore della Comunità. E, per il lavoro formativo e sui contenuti, da ottobre 2020 ha iniziato a dare una mano padre Guido Bertagna S.I., chierese tornato in Piemonte dopo anni milanesi e padovani, con il mandato specifico di occuparsi del rilancio del Centro Teologico.

Forte di un’esperienza consolidata nella lettura filmica anche in rapporto alla Bibbia, Bertagna ha guidato il percorso di incontri della Quaresima di quest’anno

“Mi è stato chiesto di affiancarmi sul percorso formativo – spiega padre Guido – Il lavoro fatto era già molto, io posso attingere un po’ dal patrimonio biblico, mettere in connessione, visto l’Anno ignaziano, il testo biblico con i testi delle fonti della Compagnia, a partire dal Racconto del pellegrino. E anche il cinema, che custodisce risorse importanti, può essere un orizzonte che allarga e permette di arricchire la proposta formativa”.

Anche la connessione tra il Centro Teologico e il GeLaTo è una delle strade sui cui Bertagna scommette:

“Io credo che del Centro il GeLaTo possa essere non solo interlocutore, ma – almeno grazie ad alcuni della Tavola – prendere a cuore questa attività per contribuire, insieme ad altri a Torino, al suo rilancio”.

Il futuro del GeLaTo, in ogni caso, è nelle mani delle realtà e dei gruppi che ne fanno parte. Sempre nella logica di un discernimento da condividere.

“Il desiderio grande – sottolinea ancora Matteo Bergamaschi – è quello di continuare ad aprirsi alla città e ai bisogni del territorio. E l’obiettivo resta costruire pratiche di discernimento in comune, in accordo con le indicazioni della Compagnia. Non stiamo lavorando per creare un modello da esportare. E il punto obbligato non deve essere per forza una struttura più rigida. Se poi ci rendiamo conto che questo può servire, perché no? Ma non è un punto obbligato”.

Insomma: un passo alla volta, ma continuando a camminare sempre.

(Visualizzato 64 volte, 1 oggi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *