“Fermati et Ora” la preghiera dei gruppi giovanili ignaziani di Chieri e Torino

DI SIMONE GARBERO

Un fine settimana per gustare la preghiera, proposto dai gruppi giovanili ignaziani di Chieri e Torino al monastero cistercense di Pra d’Mill.

“Contemplativi nell’azione” è lo stile che Sant’Ignazio ha voluto dare alla Compagnia: questo non vuol dire che possa non esserci sintonia tra la spiritualità ignaziana e altri carismi di vita più contemplativa.

Così un gruppo trasversale tra le esperienze ignaziane di Chieri e Torino ha pensato di proporre un weekend per giovani in cui la preghiera fosse al centro, ritmata nella densa giornata di un monastero benedettino cistercense.

Dopo “Fermati e cammina” e “Fermati et labora” è il momento di “Fermati et ora”

“Fermati et ora” è il terzo capitolo di una serie di appuntamenti annuali che stanno coinvolgendo i giovani della Lega Missionaria Studenti di Torino e dei gruppi ignaziani per giovani legati alla Cvx di Chieri. Dopo “Fermati e cammina” di tre anni fa, con un pellegrinaggio a piedi verso Assisi e “Fermati et labora” con un’esperienza di servizio nella Cittadella della Carità di Bra, ora una sfida nuova: portare i giovani in un monastero sperduto tra i boschi.

La risposta dei gruppi è stata entusiasta: hanno partecipato una trentina di giovani tra i gruppi ignaziani, oltre ad alcuni giovani della pastorale giovanile dell’Unità Pastorale 59.

Due giorni densi nel silenzio del bosco che circonda il monastero: i ritmi scanditi dalla preghiera monastica annunciata dalle campane suonate a mano dai fratelli.

“Non pensiate che noi siamo qui per pregare al posto di qualcun altro, come a volte si sente dire, o che si venga qui per distendersi e ricaricarsi”.

Annunciazione scultura in legnoSono stati molto ricchi i momenti di scambio con fratel Zeno e fratel Amedeo:

“Semmai noi siamo qui per dare il coraggio di iniziare o riprendere a pregare! E non bisogna neanche venire qui con un sentimento di nostalgia per il passato: non siamo nel medioevo anche se vestiamo le tuniche lunghe e suoniamo le campane tirando le corde. Non dobbiamo guardare al passato, ma al presente: siamo atei ogni volta che non pensiamo che ogni giorno sia un giorno di grazia”.

Due giorni lontani dal mondo per tornare nel mondo con una nuova spinta per continuare a coltivare la preghiera e il silenzio anche nel caos cittadino e nella vita di ogni giorno.

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