OMELIA DEL CARDINALE VICARIO ANGELO DE DONATIS

Santa Messa a conclusione del Convegno nazionale delle Comunità di Vita Cristiana
1° Novembre 2021 – Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»

Cari fratelli e sorelle,
celebriamo la solennità di tutti Santi; essi sono quelli che hanno seguito Cristo attraversando con lui la grande tribolazione, con lui sono morti e ora vivono con lui.
Sono una moltitudine, di ogni nazione, popolo e lingua. Sono vestiti della luce di Dio e agitano la palma della vittoria sulla morte.

Con la loro testimonianza i santi confortano la nostra fede mentre siamo in cammino nella storia

Essi infatti ci ricordano che ogni cosa ha un senso e ogni fatica è redenta, perché il nostro Dio e Padre ci ha già salvati per mezzo dell’Agnello che prende su di sé il peccato del mondo.

In questo giorno, dunque, siamo invitati alla gioia riconoscendo l’opera dello Spirito Santo nella santità umile e nascosta di tanti. I Santi infatti vivono tra noi. Sono quelli che non cercano né ricchezza né potere, perché possiedono la consolazione che il Padre riserva a coloro che hanno nel cuore gli stessi sentimenti del Figlio.

Gesù proclama Beati i poveri in spirito, perché essi sono in comunione perfetta con lui, che per compiere il disegno nascosto dai secoli in Dio, si è fatto uomo per salvare il genere umano (cf ES 102) e, non tenendo per sé come un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ha svuotato sé stesso, assumendo la condizione di chi non ha che il Signore a sua difesa.

Egli si rallegra con il popolo degli umili che nel tempo si sono rivolti a Dio con fiducia

Infatti Dio ascolta la voce del povero che grida verso di lui, perché in chi si riconosce povero e incapace e gli si affida egli vede il Figlio che sulla croce affida lo spirito nelle sue mani e lo salva.

È Gesù infatti l’immagine perfetta del povero di spirito, avendo voluto assumere la condizione di coloro che possono contare solamente su Dio, che è Padre buono e fedele.

In Gesù si manifesta la compassione di Dio per quelli che sono nel pianto

In lui contempliamo la mitezza che consente ai lontani e ai “maledetti” di avvicinarsi con fiducia. È lui che da vero uomo vive la fame e la sete di una giustizia che non può trovare il suo compimento nella storia, ma che pure nella storia incomincia ogni volta che dividiamo il pane e la fatica con chi ci sta accanto. E lui, Gesù, che si china misericordioso su chi è afflitto. Egli ha lo sguardo fisso in Dio e la sua parola schietta confonde i sapienti. È lui il perseguitato che subisce calunnia e ingiustizia ed è messo a morte per la sua fedeltà al Padre e agli uomini; è Cristo, infine, che porta la pace, frutto della Pasqua, e rincuora i timorosi.

Questa povertà siamo invitati ad assumere volontariamente, perché in essa si manifesta Dio nella sua umile potenza. Questa povertà rende spedito il cammino. Questa povertà è per il mondo scandalo e profezia.

L’abbandono fiducioso nel quale prende forma la povertà di spirito sa sempre riconoscere la via che porta a Dio

E ne possiamo riconoscere i segni nella vita quotidiana di tante persone di cui non appaiono particolari virtù, ma hanno il fascino delle anime pacificate.

Voi, cresciuti a quella formidabile scuola di santità che sono gli Esercizi Spirituali, certamente riconoscete, in questa povertà alla quale Gesù invita chi vuole seguirlo sotto il vessillo della croce, la condizione per quella libertà alla quale Sant’Ignazio esorta chi desidera mettere ordine alla propria vita così da non compiere alcuna scelta che non sia per la lode del Signore (cf ES 21).

Nella sapiente pedagogia degli Esercizi, chi si avvia su questa strada è invitato a riconoscersi creatura amata (cf ES 23)

È questo che apre il cuore alla gratitudine e al desiderio di lodare e servire il Signore partecipando alla missione del Figlio. È questo il tesoro nascosto nel campo della vita. Questa è la perla di grande valore per la quale vale la pena vendere tutto. Questa è la scoperta che rende indifferenti verso tutte le cose create, così da non desiderare da parte nostra più la salute che la malattia, più la ricchezza che la povertà, più l’onore che il disonore, più la vita lunga che quella breve, desiderando piuttosto solamente quello che ci porta al fine per cui siamo stati creati (cf ES 23).

Allora, con il cuore reso libero dall’amore, da parte nostra, se così piace a Dio, per assomigliare più concretamente a Cristo nostro Signore… sceglieremo la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Cristo, piuttosto che gli onori e preferiremo di essere stimati stupidi e pazzi per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo (cf ES 167).

Questa libertà da tutto quello in cui istintivamente si cerca la sicurezza è frutto della grazia che incontra il desiderio di chi cerca Dio con cuore sincero

Questa libertà interiore è celebrata nel compiere la volontà di Dio e porta chi vuole distinguersi nel servizio di Dio nostro Signore a chiedere la grazia di essere messo con Cristo per partecipare alla sua missione. Con questa libertà il discepolo può vivere nel mondo senza essere del mondo felice di riconsegnare al Padre tutti i doni ricevuti, perché il suo amore gli basta (cf ES 234c).

Gli uomini e le donne di speranza sono persone che hanno incontrato Dio nella loro vita e possono parlarne con quella serenità che convince e apre a una nuova comprensione della realtà e della storia, così da poter cogliere in essa i segni che il Signore dà per indicare la via da percorrere. E chi sa dove sta andando ha la pace nel cuore, perché sa che ha una meta sicura. Amen.

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