17 Agosto 2026
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«Noi della Tendopoli»: nove minuti dentro un campo che non c’è più

Il cortometraggio di Massimo Borgese e Annalisa Cicerchia racconta la vita ordinaria dei braccianti di San Ferdinando. Girato prima dello sgombero del 31 luglio, oggi è anche una memoria di quel luogo.

Il 31 luglio le ruspe sono entrate nella zona industriale del porto di Gioia Tauro e hanno cominciato a smontare la tendopoli di San Ferdinando. Nel giro di poche ore uno degli insediamenti informali più noti del Paese ha smesso di esistere: chi vi abitava è stato censito e ricollocato negli alloggi predisposti a Rosarno, e le autorità hanno parlato della fine di una lunga stagione di degrado. Di quel luogo, dove per anni avevano trovato riparo tra i duecento e i seicento braccianti africani impiegati nella raccolta degli agrumi, resta ormai poco. Resta però anche un film.

Si intitola «Noi della Tendopoli», e il sottotitolo dice già molto: «Vicini, ma lontani, presenti, ma invisibili». Nove minuti, la regia di Massimo Borgese, soggetto e sceneggiatura di Annalisa Cicerchia, la produzione di Cm Creation’s di Caterina Costa. Il progetto ha avuto il sostegno della Fondazione Migrantes e il patrocinio del Comune di San Ferdinando. Il trailer è online sulle pagine della Tgr Calabria della Rai.

Il corto entra fra le tende con discrezione e fa una cosa semplice e rara: lascia che siano gli uomini a parlare di sé. Compaiono i loro nomi, le loro storie, il desiderio di vivere con dignità, i legami che tengono in piedi le giornate.

Quello che scorre sullo schermo è una giornata qualunque: il lavoro, gli spazi comuni, i gesti minimi, i momenti di intimità. Nessuna voce fuori campo che spieghi, nessuna morale apparecchiata in anticipo. La macchina da presa osserva, e basta.

È qui la sua forza. In poco meno di dieci minuti il film chiede allo spettatore di guardare ciò che di solito si preferisce non vedere, e di riconoscere una persona dietro l’etichetta di “migrante” o “bracciante”. La durata contenuta lo rende adatto alle aule: gli autori lo propongono per l’educazione civica e per i percorsi su lavoro, diritti e appartenenza, con la raccomandazione di riservare, dopo la visione, il tempo per discuterne. Non è un documentario didattico nel senso consueto; è un’opera che mette alla prova i pregiudizi di chi guarda.

I veri protagonisti restano loro, gli abitanti della tendopoli che hanno accettato di essere visti e di far entrare la telecamera nel proprio spazio di vita. Il campo, oggi, non c’è più. I loro volti, in quei nove minuti, sì.

Il trailer: Tgr Calabria – Rai

Per contatti e richieste di proiezione: noidellatendopoli@gmail.com; Annalisa Cicerchia, an.cicer@gmail.com


 

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