Fine marzo 2021, secondo anno di pandemia da Coronavirus

DI ALESSANDRA PERRICONE

Le chiusure generalizzate sono sostituite da un valzer di colori che ci divide e ci unisce, sembrerebbe dettato dallo scoppiare gioioso della primavera e invece sono i numeri dei contagiati a stabilire le sfumature dei vestiti che dovremo indossare…

Ogni tanto i numeri diventano nomi, e i nomi volti, e i volti persone che abbiamo anche solo incrociato ma che cambiano il nostro modo di guardare ogni giorno dentro quell’armadio.

Eppure, in questa improvvisa precarietà le ricorrenze sono forse la sola cosa che proprio non vuol saperne di cambiare. E così anche quest’anno arriva il 25 marzo, Festa dell’Annunciazione nonché Giornata Mondiale delle CVX, data – in entrambi i casi – del ricordo di una svolta spirituale che, intensa e appassionata, continua ad avvolgerci con la sua onda lunga e ci segnala che la santità può essere più vicina di quanto pensiamo.

Il primo sabato utile dopo quel giorno, l’Esecutivo Mondiale propone un tempo di preghiera online in tre lingue e invita a preparare una candela da accendere al momento opportuno.

Ecco allora partire il rituale di gesti ormai familiari: ci sediamo alla scrivania e apriamo il computer mentre silenziamo i cellulari e ci auto-convinciamo di essere altrove. Sul tavolo alcuni oggetti ricordano il nostro quotidiano di sempre, ma quella mascherina appesa alla sedia o la carpetta con la documentazione per il vaccino anti COVID ci dicono esattamente che anno è. Tutto il nostro mondo si è assembrato davanti a noi e ora quasi sgomita per partecipare.

Giunge il momento di accendere le candele e ci accorgiamo che, sebbene ogni cosa rimanga al suo posto, la luce ha cambiato la scena. Nulla di sentimentale, ci sembra solo di riconoscere i contorni di una stanza lasciata al buio per troppo tempo e perciò preda di quello che luce non è.

Mentre scorrono le immagini della Madonna più rappresentative dei Paesi in cui esistono le nostre comunità – Madonne con gli occhi a mandorla o con pettinature afro, coloratissime e ingioiellate o appena accennate in disegni rinascimentali – sentiamo che questa piccola grande donna è davvero in grado di unirci attraverso i continenti.

Ha vissuto il turbamento del dubbio e il dolore più forte, ma si è mantenuta malleabile al mistero che la precedeva e la superava…

E questa sua umanità che si apre al divino dentro lei ci parla di noi, di come siamo chiamati a stare al mondo da quando, quella notte a Manresa, Iñigo diventò Ignazio.

Eppure non basta, lo percepiamo proprio da quelle immagini nessuna uguale all’altra: la Maria che con l’esempio della sua vita ci indica la strada è ogni volta diversa, perché incarnata nell’immaginario collettivo di popoli differenti, nella genetica e nella cultura che fanno di noi ciò che siamo.

La preghiera volge al termine, per poco più di mezz’ora abbiamo respirato un’aria internazionale che ci ha portato fuori dal nostro piccolo mondo. Tra poco lasceremo questa dimensione globale e torneremo ciascuno nel contesto locale di appartenenza. A meno che non decidiamo… come Maria e Ignazio, di ascoltare la parola che sembra arrivarci dallo schermo del nostro computer e che ci chiama a un atteggiamento nuovo – né globale né locale – ma “glocale”.

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