Spunti sul Vangelo del Buon Samaritano (Luca 10, 25-37) come ripreso nel cap. 2 dell’enciclica Fratelli Tutti

Una riflessione, a cura di Antonella Palermo (Cvx San Saba), a partire dal Vangelo del Buon Samaritano che Papa Francesco rilegge del secondo capitolo dell’enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale

Cosa ci sta provocando la pandemia?

Proprio come nel Vangelo del Buon Samaritano, un “passare oltre”. Intercettando gli altri, ci scostiamo, andiamo alla larga. Abbiamo paura di entrare in contatto, di contaminarci. A volte anche se sono persone conosciute, figuriamoci con estranei che non fanno parte della nostra cerchia…

Sfruttiamo questa occasione dolorosa della pandemia come monito per rinvigorire le nostre relazioni, per mitigare le nostre diffidenze, per andare oltre il perimetro della nostra comfort zone

Cosa ci dice il Vangelo del Buon Samaritano?

L’atteggiamento del samaritano ci spinge non solo a fermarci dinanzi alle ferite altrui, a curarle sul posto, ma persino a rientrare nel nostro spazio abituale con chi ha beneficiato di un nostro aiuto, ancora “parziale”. Andare cioè fino in fondo. Uscire da sé, per poi rientrare con un “peso” in più, inaspettato. Se avesse potuto, il samaritano lo avrebbe portato in casa propria, forse.

L’averlo portato in un albergo finisce per “contagiare” anche l’albergatore a osservare un’ospitalità che non sia solo logistica, ma anche cura

Ecco la logica di Gesù che emerge in tutta la sua evidenza in questo celebre Vangelo del Buon Samaritano: fare come lui. Non obbedire semplicemente a una legge, non aderire freddamente a una norma, ma assumere su di sé, anche fisicamente, il peso e i pesi dell’altro. Questo è il com-patire. Senza ansie, ma anche senza pretese.

Farsi prossimo comporta anche sollecitudine nel pagare di persona

Inteso proprio nel senso di mettere mano al proprio portafogli. Sento dire spesso che la gente è più portata a fare donazioni in denaro che a investire del tempo. Credo sia vero, così come credo sia molto vero anche il contrario. Alle volte è necessario tenere insieme le due cose.

Un altro riferimento evangelico

Pensiamo anche al Cireneo che prende fisicamente la croce di Gesù sul Calvario e la condivide con lui.

Icona della Santa comunione Monastero di BoseOppure nell’Atelier iconografico di Bose, c’è l’Icona della Santa comunione (tempera su tavola): raffigura un giovane monaco che porta sulle spalle un anziano. Mi viene spesso alla mente, la trovo dolcissima. Simboleggia l’incrocio di generazioni, non solo di stati di vita. E l’aiuto alla fine è in qualche modo reciproco.

Non conosciamo l’età di chi è stato aiutato dal samaritano, non sappiamo nemmeno se si è ristabilito del tutto. Ma il non sapere allena alla gratuità, alla sana indifferenza rispetto al bene compiuto. In realtà il fine ultimo c’è: la vita. Questo viene esplicitato: la nostra vita piena. La vita eterna, già da qui. Tenere fisso il nostro fine: vivere pienamente, in circolarità di amore. Non distrarci. Abbiamo tutti gli strumenti.

Il senso del “vedere” nel Vangelo del Buon Samaritano

Chi vede veramente la condizione dell’uomo, della donna, del bambino, dell’animale che soffre, non può essere indifferente. Non può. Altrimenti c’è un problema di anaffettività oppure di consapevole scelta di rifiuto. Chiediamoci in che modo il Signore può aiutarci a correggere questi due presupposti. Oppure in che modo possiamo farci aiutare, attraverso lo Spirito Santo.

Questi gli altri spunti biblici proposti in questo secondo capitolo dell’enciclica Fratelli Tutti

  • “Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gen 4,9) -> nessun determinismo giustifica l’indifferenza.
  • “Chi ha fatto me nel ventre materno, non ha fatto anche lui?” (Gb 31,15) -> un medesimo Creatore.
  • “Il Padre celeste fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt 5,45) e “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36) -> il Nuovo Testamento supera l’Antico dove, per esempio, si legge: “La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente” (Sir 18,13).

Tuttavia, nei testi più antichi della Bibbia c’è invito ad allargare il cuore:

  • «Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20);
  • «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato tra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Lv 19,33-34);
  • «Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Ricordati che sei stato schiavo nella terra d’Egitto» (Dt 24,21-22).

Nel Nuovo Testamento risuona con forza l’appello all’amore fraterno

  • «Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14).
  • «Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione d’inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre» (1 Gv 2,10-11).
  • «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte» (1 Gv 3,14).
  • «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). «Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 23,9).
  • “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15).

Alcuni dei paragrafi particolarmente significativi di questo secondo capitolo dedicato da Papa Francesco al Vangelo del Buon Samaritano

Il Papa sottolinea che le persone che sono passate sulla stessa strada in cui era l’uomo ferito ricoprivano incarichi sociali importanti e che noi “siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili”.

65 – “Chi soffre ci disturba, ci dà fastidio perché non vogliamo perdere tempo con i problemi altrui. Questi sono sintomi di una società malata. Meglio non cadere in questa miseria”.
“La vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro”.

Davanti al dolore, l’unica scelta è quella del buon samaritano. Ogni altra scelta porta a) dalla parte dei briganti b) dalla parte degli indifferenti.

68 – “La parabola non ci dà insegnamenti astratti o norme etico-sociali, ci spinge a indignarci, a farci scendere dalla nostra serenità per sconvolgerci con la sofferenza umana”.

Tutti siamo o siamo stati questi personaggi. Cadono le appartenenze geografiche o gli status sociali, i travestimenti e le etichette.

71 – Nel testo non si dice se chi è stato aiutato o chi ha aiutato a un certo punto si è fatto cogliere dall’ira. Raccontare la cura, in modo asciutto, nel testo evidenzia la fiducia di Dio nella parte migliore di ciascuno di noi.

72 – Nel testo non si parla di rincorsa dei briganti. Il danno è già stato consumato. Si descrive direttamente, senza indugiare in lamentele, la scena della cura. Non serve inseguire i violenti, abbandonando la vittima.

73 – Ci sono tanti modi di “passare a distanza”: a) ripiegarsi su di sé; b) disinteressarsi degli altri; c) essere indifferenti; d) guardare solamente al di fuori.

74 – Il sacerdote e il levita, che passano oltre, sono religiosi. Credere in Dio e adorarlo non ci garantisce di vivere come a Dio piace. A volte, paradossalmente, chi dice non credere può vivere la volontà di Dio meglio dei credenti.

75 – Inganno del “tutto va male” -> disincanto e mancanza di speranza: circolo vizioso di chi opera la dittatura invisibile dei veri interessi occulti, impadroniti delle risorse e della capacità di avere opinioni e di pensare.

76 – Mostrare le vittime in tv, essere tolleranti, usare eufemismi… ci aiuta? L’aiuta?

77 – Dobbiamo essere corresponsabili delle istituzioni, avviando nuovi processi, instancabili nell’impegno di includere.

78 – Non facciamo tutto da soli. Il samaritano cercò un affittacamere. Il “noi” è più della somma delle singole individualità. Facciamoci carico dei nostri delitti, della nostra ignavia, delle nostre menzogne.

80 – Il samaritano per i giudei era spregevole, impuro.

82 – Il ferito era un giudeo (cfr. Gv 8,48)

85 – La Trinità ci invita a pensare che la stessa vita intima di Dio è relazione.

86 – Nessuno è autorizzato dalla propria fede a sostenere forme di nazionalismo e xenofobia.

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