Se il nuovo sindaco somigliasse al Principe felice…

Pensieri ad alta voce | Rubrica di Cristiani nel MondoDI ALESSANDRA PERRICONE

Era da tanto che non rileggevo Il Principe felice di Oscar Wilde. La storia dell’amicizia tra una statua e una rondine che offrono il loro tutto per aiutare i più poveri della città. È stato bello, in questi giorni, leggerla in una versione illustrata ma fedele alla mia nipotina Alice.

Anche perché dalla mia memoria è riemerso il sensus fidei di Wilde che, pur essendo evidentemente ben nascosto fino agli ultimi sviluppi della sua vita, ne riempiva opera e opinioni. E, magari forzando un po’ (ma poi neanche tanto, se consideriamo che al termine della pena di due anni scontata in carcere per omosessualità aveva fatto richiesta di un lungo ritiro ai gesuiti di Londra), l’immagine del principe che di notte guarda fin dentro l’ultima casa e si commuove per le sofferenze degli uomini mi ha ricordato lo sguardo della Trinità sul mondo, che dà inizio ai nostri Principi Generali.

Copertina di Il Principe Felice di Oscar Wilde

È forse a quella statua che dovremmo guardare per immaginare il lavoro di un sindaco?

Di chi, cioè, senza retorica né moralismi, entrambi peraltro lontanissimi dalla concezione di Wilde, ma piuttosto con gli occhi puntati sulla realtà nuda e cruda pensa al bene della comunità agendo anzitutto sui singoli cittadini e non sulle lobby del momento? Le amministrazioni comunali della mia città, in questo senso, ne hanno viste di cotte e di crude. Voti di scambio, collusi con la mafia, morti ammazzati, e poi… ecco arrivare, alla fine degli anni ’80, le prime sindacature di Leoluca Orlando, sorprendenti per la maggior parte dei palermitani che si ritrovarono a vivere spazi aperti a tutti secondo una gestione fondata “sui diritti e non sui favori” e in una geografia europea che incredibilmente tornava a contenerli.

Sulla città sembrava davvero soffiare quell’aria di primavera che diede il nome al breve ma intenso periodo che cambiò la percezione di noi fuori dalla Sicilia

Purtroppo la primavera doveva rivelarsi in tutta la sua stagionalità e nemmeno le amministrazioni Orlando che seguirono le sono mai state all’altezza, apparendo più che altro una estremizzazione delle precedenti: aprire Palermo ai viaggiatori ha comportato un’attenzione concentrata sul centro storico, curato come forse neanche ai tempi del Gattopardo a discapito dei quartieri e delle periferie, dove la manutenzione delle strade e la raccolta della spazzatura fanno sorridere gli abitanti di rassegnazione.

Striscione per piazza Magione PalermoAll’Europa è stato sostituito il Medio Oriente, cosa che qui non stupisce per nulla, dati i nostri unici trascorsi storici che abbracciano i quattro punti cardinali come in una guaina, ma dove, secondo l’allora Primo Cittadino, la presenza dei rifiuti per strada è talmente parte integrante del paesaggio da rappresentare una caratteristica di cui quindi Palermo non deve affatto vergognarsi. Le casse del Comune si dice siano così vuote da non consentire neanche la gestione più ordinaria o il rispetto di accordi economici presi con artisti di fama internazionale chiamati a tenere alto il nome della città all’estero.

 

In questo scenario lo scorso 12 giugno abbiamo votato

Ha vinto, forse comprensibilmente, la coalizione opposta a quella uscente, promettendo, nonostante i presupposti ideologici, una serie di “rivoluzioni” in ogni aspetto della vita della città. E, benché molti sospettino che il “favore” possa essere tornato a fare capolino nella composizione della sua giunta, non è escluso che l’ex-Rettore della nostra Università riesca ad amministrarci con determinazione e onestà.

A me rimangono però in gola due parole che, credo oggettivamente, hanno caratterizzato l’era Orlando e l’elezione dell’attuale sindaco Lagalla: narcisismo e astensionismo.

Perché se il primo ha esercitato cinque mandati senza mai realmente agevolare altri candidati che pure avevano con lui collaborato e mostrando un sostanziale disinteresse per una generatività che lo superasse, l’altro, che ha ottenuto circa la metà dei voti da una percentuale di votanti pari alla metà della popolazione, ha poco da gioire e dovrà lavorare sodo per dimostrare di essere stato effettivamente “eletto”.

Ecco: il Principe felice di sicuro non era né un narcisista, dato che guardava meno ai suoi anche nobili principii e più alla realtà dei suoi concittadini, né un astensionista, perché tutto ciò che era in suo potere fare l’ha fatto, abbandonando ogni scrupolo personale o di corporazione e spendendosi fino all’ultimo. Quasi quasi è una lettura che mi sentirei di suggerire al mio nuovo sindaco…

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2 pensieri riguardo “Se il nuovo sindaco somigliasse al Principe felice…

  • 25 Luglio 2022 in 19:23
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    Grazie Alessandra. La storia del principe felice mi ha commosso fin da quando ragazzina l’ho letta in un bel libro illustrato. Immaginare un sindaco così è un azzardo! Ma magari il nostro nuovo primo cittadino si può inspirare… vedremo

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  • 1 Agosto 2022 in 16:48
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    Alessandra! Idea stupenda! Pronti a farci un laboratorio di lettura per sindaci che si vogliano formare alla politica! 🙂

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