19 Gennaio 2026
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Chiesa casa per tutti a partire dalle frontiere: il Giubileo dei cristiani LGBT+

di Matteo Lecis Cocco Ortu

Carissimi compagni di cammino,
vorrei condividere con voi la giornata di ieri che resterà impressa nella mia memoria e nel cuore della nostra comunità. A Roma, nel cuore del Giubileo, abbiamo vissuto un pellegrinaggio che non è solo un evento, ma un segno profetico di ciò che la Chiesa già è e può diventare sempre di più: casa per tutti, tutti, tutti.

La giornata è iniziata alla Curia Generalizia dei Gesuiti, con il dialogo internazionale promosso da Outreach e guidato da padre James Martin SJ.

Abbiamo ascoltato testimonianze provenienti da diversi Paesi e continenti: persone LGBT+ che hanno raccontato la loro fede, genitori che hanno condiviso la gioia e la fatica di accompagnare i figli, religiosi e religiose impegnati in cammini pastorali.

Sono emersi quattro segni forti:

  • Siamo tutti diversi, e questa è la nostra ricchezza.
  • La fiducia e l’amore in Dio sostengono ogni cammino.
  • Ogni persona ha una storia da portare e da donare alla Chiesa.
  • Le testimonianze autentiche sono la voce più forte e credibile.

Abbiamo sentito parole che incoraggiano e che chiamano: «Orgogliosa di essere cattolica e di essere transgender», ha detto Christine Zuba ministro dell’eucarestia dal New Jersey. Padre Martin ci ha lasciato una sintesi preziosa: «I momenti straordinari passano, le cose ordinarie durano di più».

Noi siamo già Chiesa

A conclusione, don Andrea Conocchia, prete di frontiera e di periferia, ci ha consegnato un invito chiaro: «Noi siamo già Chiesa. Siamo chiamati a portare coraggio e profezia».

Ho potuto incontrare i volontari della Tenda di Gionata (un sito che vi consiglio di seguire sul rapporto tra fede e omosessualità), che con il loro servizio instancabile rendono possibile questo cammino, e soprattutto grazie a Letizia d’amico le comunità CVX di Spagna (con la presidente nazionale) e Malta (con i referenti del gruppo Drachma) che da anni accompagnano credenti e famiglie nelle pastorali LGBT+. Ci hanno invitato a partire dalle esperienze concrete delle persone sia dentro le comunità che all’esterno, con una importante operazione di visibilità e accoglienza.

Delegazione Cvx Italia, Spagna e Malta al Chiesa al Giubileo dei cristiani LGBT

La sera ci siamo ritrovati in una Chiesa del Gesù strapiena per la veglia “Chiesa casa per tutti a partire dalle frontiere”.

Una liturgia intensa, fatta di canti, luci e preghiere che hanno dato volto all’universalità del Vangelo

Sono state portate al centro non teorie astratte, ma la vita concreta delle persone. Il loro racconto delle testimonianze ascoltate nasce dalla concretezza delle vite, dalle difficoltà attraversate – la disforia di genere raccontata dalla mamma di un ragazzo trans, le non conformità e la loro accettazione nelle comunità, le nuove consapevolezze – e dal riconoscere la bellezza di Dio che abita ciascuno. E lì, sotto le volte del Gesù, si è resa visibile una Chiesa che accoglie e abbraccia.

Suon Genevieve con altri partecipanti al Giubileo dei cristiani LGBT

Tante presenze belle e sorridenti, come suor Geneviève, amica di Papa Francesco e instancabile servitrice degli ultimi, è stato un segno di fraternità e speranza. Lei, insieme ai tantissimi volontari, ci ha ricordato che la Chiesa vive davvero quando si china su chi è ai margini.

I cattolici LGBT+ non sono ospiti tollerati, ma parte viva e generativa della comunità ecclesiale

Questo pellegrinaggio, così voluto da Papa Francesco e confermato da Papa Leone XIV, non è una parentesi: è un segno dei tempi. È il riconoscimento che i cattolici LGBT+ non sono ospiti tollerati, ma parte viva e generativa della comunità ecclesiale. È un passo di verità e di memoria – pensando ad Alfredo Ormando che si diede fuoco in piazza San Pietro nel 1998 per una Chiesa che non accettava la sua omosessualità e a tante ferite aperte – ma anche di speranza, perché oggi non siamo più invisibili.

Tomba di Papa Francesco presso Santa Maria Maggiore

Il Vangelo non è esclusione, ma abbraccio

Per me, che porto dentro l’esperienza della CVX e il desiderio di intrecciare fede, vita familiare e impegno sociale e politico, questa giornata è stata una conferma: il Vangelo non è esclusione, ma abbraccio. Non è paura, ma coraggio. Non è silenzio, ma voce profetica.

Che questo Giubileo diventi davvero un tempo in cui nessuno si senta ai margini, e tutti possano varcare la Porta Santa con la consapevolezza di essere figli amati di Dio.

Con gratitudine per aver già sperimentato in CVX una normalità che può e deve diventare comune nella Chiesa e con un ringraziamento particolare a padre Massimo Nevola vi mando un forte abbraccio

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