Carcere o Giustizia…

Pensieri ad alta voce | Rubrica di Cristiani nel MondoDI PAOLA SCHIPANI
Che impressione volete che facciano, a noi che siamo da febbraio 2020 chiusi fuori dal carcere, le parole della Ministra Cartabia? Come volete che le commentiamo, proprio oggi che per la seconda volta dallo scoppio della pandemia sentiamo al telefono A.?
La prima volta è stato durante il primo lockdown: “Pronto, casa Sole?” un attimo, il tempo di pensare “Questa voce la conosco. Possibile? Non è possibile, eppure… sei tu? Dove sei? Che succede? Non mi dire??!”. Il suo scherzo, con tutta la gioia trattenuta della bella notizia che stava per darci: “Sono a casa di mia sorella, non posso stare in carcere per il Covid”.

Ritrovare tutto di lui nella battuta: “Pronto, casa Sole?” – “Ma che diavolo di nome ti sei inventato?” – “Volevo farti uno scherzo”.

Ritrovare in questo tutta la sua bonomia; i suoi gesti affettuosi; le merendine messe da parte per noi, per accoglierci a ogni laboratorio: “Per Romina, che quella non mangia niente”.

Ritrovare A., con la sua fede nuova e limpida che è fiducia nel Signore nonostante tutto. Nonostante il fatto che gli uomini intorno a lui non ne siano minimamente contagiati.

“U Signuruzzu sapi”, Lui vede altre cose che i giudici non vedono. Che non possono capire, perché non sanno che quando A. ha cominciato a fare teatro, e a innamorarsene anche se imparare la parte è una fatica bestiale, ha realizzato che si è preso l’ergastolo perché “ero ignorante, non conoscevo niente, ma s’avissi saputu che c’era tanta billizza non avissi fattu rapini.”

Come reagire alle dichiarazioni della Ministra che fa intravedere chiaramente, per la prima volta, un percorso di umanità per la Giustizia? Che dice che guardare nel cuore di A. adesso è importante almeno quanto lo è stato trovare il colpevole delle rapine? Che accompagnare A., fargli fare teatro, aiutarlo a leggere libri, fargli scoprire la bellezza, è forse l’unico modo che abbiamo per ristabilirla davvero, la Giustizia?

Come reagire, se non con la commozione di sapere che anche in questa fase della pandemia A. (che intanto era rientrato al suo ergastolo senza speranza) è stato rimandato a casa della sorella per tre mesi.
Non sappiamo se ritornerà in prigione. Non sappiamo se il tumore al fegato gliene darà il tempo. Non sappiamo cosa sperare. Oppure lo sappiamo benissimo.

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