23 Giugno 2024
Cristiani nel mondoNews

Una trama divina il nuovo libro di Antonio Spadaro

Gesù in controcampo: Una trama divina, come in un film dalle molteplici inquadrature…
DI IDA NUCERA

Può un libro essere impostato come un film, realizzandolo, come dice un mostro sacro del cinema, Liliana Cavani, con “totali e primi piani e piani medi, senza cinepresa e senza obiettivi e senza tecnici”?

Una trama divina. Gesù in controcampo, è questo e molto altro

Scritto da padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, suscita molte domande, mettendo in discussione un modo tradizionale di intendere Gesù.

Avremmo voluto rivolgergliele direttamente, ma l’impresa era davvero complicata e abbiamo aggirato l’ostacolo cercando di raccontare questa trama particolarissima.

Le pagine da subito rivelano luci e ombre, un Gesù marginale e duro, una storia che incrocia quella dell’uomo e non dà risposte rassicuranti, ma quadri che si concludono su un protagonista sfuggente persino per il regista-scrittore.

Si pensa di averlo raggiunto ed è già lontano dentro un’altra vicenda

“Gesù sfugge tutte le volte – dice l’autore – come sfugge a tutti”.

Il suo desiderio per il lettore è che rimanga stupito, mentre pensa di aver catturato la scena evangelica e il suo senso

Cosa ha mosso nel profondo padre Spadaro? È solamente la risposta a un collega, che, con insistenza, gli chiede un commento ai vangeli domenicali? Un saggio teologico sulla biografia di Gesù di Nazaret? Niente di tutto questo.

La copertina del libro Una trama divina fornisce, senza svelare, due indizi: il sottotitolo Gesù in controcampo e l’immagine scelta

Nel linguaggio cinematografico esistono il campo e il controcampo, due diverse inquadrature, una a uguale distanza dall’altra, ma prese dal punto di vista opposto. Gli attori si parlano, compiono gesti, si scambiano sguardi, mentre la macchina passa alternativamente dall’uno all’altro. Sembra che l’autore abbia usato il computer come una cinepresa. Trasformandosi in regista, invita ad avvicinarsi ed entrare nella scena.

Nella splendida introduzione, papa Francesco ci accompagna a una lettura consapevole e partecipata

Poche pagine, essenziali e precise, per sentire e gustare meglio: è il grande dono che fa al confratello e a tutti noi. Gesù, dice Francesco, era avvertito dai suoi contemporanei, e qui usa un termine spagnolo, come inadaptado, una persona che non si adatta, che è difficilmente inquadrabile dentro schemi precostituiti.

Un papa che dà del disadattato a Gesù, chissà quanti ortodossi saranno pronti a strapparsi le vesti!

Ma Gesù non è addomesticabile, né soporifero o peggio anestetizzante. Luci e ombre taglienti. La gente lo acclama e vuole farne un re, subito dopo trama per toglierlo di mezzo. Gesù con gli stessi discepoli fa esperienza di fallimento. Non lo capiscono, non vogliono capire la via della croce.

Tutti preferiscono l’abracadabra o un profeta che sfoderi i muscoli

Il Gesù inquadrato dalla cinepresa di Spadaro dice parole e compie gesti che scuotono. Rimprovera, smaschera la falsità e la doppiezza presente in ciascuno di noi.

Il papa spiega come entrare nelle pagine del libro Una trama divina

Se non usiamo i cinque sensi per guardare, toccare, annusare, ascoltare, gustare Gesù, avremo un Gesù sdolcinato, riadattato alle nostre esigenze. Non saremo dentro la scena. Spadaro ha aperto i Vangeli, “come guardando da una telecamera”.

L’immagine di copertina, il Detail of the Last Supper di Andy Warhol, che riproduce Leonardo, risponde a una scelta precisa, che non è tanto riprodurre in chiave moderna Gesù.

“Nell’arte di Warhol – dice Spadaro – Dio è sempre e soltanto fuori rispetto alla sua opera. La sua religiosità artistica sta nel tentativo di spingere il suo Dio al di fuori della rappresentazione artistica”. Se vogliamo incontrare Gesù, dobbiamo cercarlo “ai margini di qualunque tela lo rappresenti”, sospingendoci a usare ignazianamente l’immaginazione.

Questa ricerca ai margini dell’umano non è nuova in Spadaro

Ha un fiuto speciale, o meglio una vocazione precisa, che scava a fondo nell’anima umana alla luce della letteratura. Si pone sulle tracce della Grazia che si cela proprio dove tradizionalmente non si cerca, né si immagina. Negli anni, egli ha scrutato tra le crepe dell’umanità, in apparenza, irredimibile, per scoprire che proprio lì, dove sembra non abitare la speranza e l’abisso abbia divorato ogni cosa, esiste una traccia di divino.

Autori maledetti, ai nostri occhi, sono diventati “creature di caldo sangue e nervi”

Se si sta attenti, bagliori di luce sono ancora tra le righe di Una trama divina. Come Tondelli e il suo struggente desiderio di salvezza, lasciato su un foglio scritto con grafia incerta, prima di morire, dove dice che la letteratura non salva mai,

“L’unica cosa che salva è l’Amore, la caduta della Grazia come un temporale!” – Raymond Carver, scrittore alcolista, scopre come ci sia una traccia di divino che, alla fine dei suoi giorni, gli fa dire che sì, ha ottenuto ciò che voleva dalla vita. “Cosa volevi? Sentirmi amato, potermi dire amato sulla terra!”

Avremmo voluto chiedere a Spadaro, in questa non intervista, come mai abbia scelto di scrivere proprio sul Fatto Quotidiano i commenti ai vangeli domenicali, da cui è tratto il libro. Lo spiega nella nota conclusiva.

L’invito di Travaglio, in effetti, lo lascia perplesso, “senza parole”…

L’insistenza provocatoria, “non sei un prete, non predichi?”, non lascia spazio ad alibi. Spadaro non può non raccogliere la sfida: rileggere i vangeli, raccontarli con un linguaggio particolare per un pubblico inedito. Così scrive, rilegge e si pone una domanda: ma il lettore, fuori dai percorsi ecclesiali, cosa comprenderà del mio commento?

Compie un gesto di una bellezza incredibile e di una lucidità ispirata: prende il foglio e lo straccia!

Dunque, il direttore di Civiltà Cattolica, consapevole di aver usato frasi fatte, prive di senso per quei lettori, cambia registro. Si pone come se non avesse studiato teologia. Decide che la fonte di ispirazione saranno gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio. La composizione di luogo. Entrare nella scena grazie all’immaginazione, interagire con i personaggi, ad esempio i discepoli, immaginarsi al posto loro. Ecco perché questo libro, come gli Esercizi di Ignazio, non può essere spiegato ma va vissuto.

Suscita risposte l’appello del Papa agli artisti, affinché donino una narrazione altra di Gesù che avvicini i lontani

Questo è anche il desiderio dell’autore. Si attende un riscontro. Come la lettera dell’amico Martin Scorsese giunta dall’America. Una splendida sceneggiatura, una risposta all’altezza della domanda. Cavani, Affinati, Terranova, Bellocchio, sono stati i relatori alla prima presentazione del libro, hanno usato parole cariche di novità e di stupore.

Mancavano gli addetti ai lavori: teologi, esperti di Dio. Una scelta di grande libertà, Gesù continua a cercare gli ultimi, ancora oggi. Per noi, lettori, la sfida è star dietro a questa seducente trama su Gesù, cercare di raggiungerlo, sapendo, che non si farà mai catturare o addomesticare. Importante, per l’autore, che si sia ancora in grado di provare stupore a causa di Gesù, che si possa sfiorarlo. Sfiorarne anche solo il lembo del mantello. Prima che l’inquadratura passi a un’altra scena.

Antonio Spadaro, Una trama divina. Gesù in controcampo, Marsilio 2023, pp.208, €16.

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