24 Aprile 2024
Cristiani nel mondoFocusScenari

Disuguaglianze sociali e orizzonti di speranza nella Chiesa sinodale

DI CLAUDIO MELIADÒ

Nell’ottobre del 2021 si è celebrato l’inizio del cammino del Sinodo della Chiesa universale, il cui titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione» è fortemente programmatico e, nello stesso tempo, aperto. Finalità originaria era far progredire il percorso di rinnovamento inaugurato dal Concilio Vaticano II, aiutando la Chiesa, in tutte le sue componenti, a riflettere su quella che è la sua missione più autentica, camminare insieme nella storia con uno stile che la renda riconoscibile nel solco del Vangelo e incisiva nelle dinamiche della società.

Metodo e contenuti del Sinodo

Il percorso che la Chiesa sta ancora vivendo, in attesa dell’assemblea conclusiva del prossimo ottobre, vede l’oggetto della riflessione coincidere con il metodo: imparare come si cammina insieme facendolo, con tutte le difficoltà che questo sta comportando.

Secondo il Documento preparatorio, la prima fase prevedeva l’individuazione di come questo camminare insieme si realizza oggi nelle Chiese particolari e «quali passi lo Spirito ci invita a compiere» (DP 26).

Emerge perciò la necessità di interrogarsi su dieci nuclei tematici ben caratterizzati (DP 30):

  • 1) i compagni di viaggio dentro e fuori il perimetro ecclesiale, identificando le persone o le categorie che volutamente o di fatto sono lasciate ai margini;
  • 2) la qualità del nostro ascolto, per verificare quale spazio viene garantito ai laici (con un’attenzione particolare a giovani e donne), ai consacrati e alle consacrate, alla società, alla voce delle minoranze, degli scartati e degli esclusi;
  • 3) Il parlare con coraggio e parresia, promuovendo uno stile comunicativo libero e autentico;
  • 4) Il celebrare, mettendo l’ascolto comunitario della Parola e l’Eucaristia a fondamento del camminare insieme;
  • 5) La corresponsabilità nella missione, sostenendo come comunità chi è al servizio della società nell’«impegno sociale e politico, nella ricerca scientifica e nell’insegnamento, nella promozione della giustizia sociale, nella tutela dei diritti umani e nella cura della Casa comune, ecc.»;
  • 6-7) Il dialogo nella Chiesa, nella società e con le altre confessioni cristiane, interrogandosi sul modo in cui «vengono affrontate le divergenze di visione, i conflitti, le difficoltà»;
  • 8) L’autorità e la partecipazione;
  • 9) I nostri metodi per discernere e decidere;
  • 10) Il formarsi alla sinodalità.

La Chiesa non sta fuori dal mondo

Con uno sguardo retrospettivo, il numero di febbraio di Aggiornamenti sociali efficacemente titola Sinodo: la Chiesa non esiste fuori dal mondo.

Coloro che di fronte a un’affermazione del genere si stupiscono o provano addirittura disagio, dovrebbero forse rileggere il n. 1 della Gaudium et Spes, la Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo del Vaticano II:

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».

Era inevitabile, perciò, che dalla riflessione sulle modalità dell’essere Chiesa emergessero, a volte con prepotenza, le urgenze di applicazione della visione sinodale. È ciò che possiamo leggere nel Documento di lavoro per la Tappa Continentale dell’ottobre del 2022, che riprende le linee portanti delle sintesi del lavoro della prima fase, preparate da tutte le Conferenze Episcopali del mondo, segnando il cammino per il secondo anno del Sinodo.

Fra i temi, che possono rientrare fra le vecchie e nuove situazioni di disuguaglianza, il primo a emergere è l’accompagnamento, l’accoglienza e la promozione della partecipazione delle persone con disabilità, nei confronti delle quali si rilevano «la mancanza di ascolto, la violazione del diritto di scegliere dove e con chi vivere, il diniego dei Sacramenti, l’accusa di stregoneria, gli abusi», che si radicano nell’idea «che la vita delle persone con disabilità valga meno delle altre» (DTC 36).

Un’attenzione particolare è richiesta per il dialogo e l’accoglienza di chi si trova in condizioni relazionali considerate generalmente “irregolari” (divorziati risposati, persone LGBTQ+, ecc.). Attingendo alla sintesi della CE degli Stati Uniti, il DTC sottolinea quanto segue

«La gente chiede che la Chiesa sia un rifugio per chi è ferito e piegato, non un’istituzione per i perfetti. Vuole che la Chiesa incontri le persone ovunque si trovano, cammini con loro anziché giudicarle, e costruisca relazioni reali attraverso la cura e l’autenticità, non il senso di superiorità» (DTC 39).

Povertà emergenti e voci inascoltate

Solamente elencate sono le categorie di coloro che risultano esclusi sia dalla società sia nella comunità ecclesiale.

«I più poveri, gli anziani soli, i popoli indigeni, i migranti senza alcuna appartenenza e che conducono un’esistenza precaria, i bambini di strada, gli alcolizzati e i drogati, coloro che sono caduti nelle trame della criminalità e coloro per cui la prostituzione rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza, le vittime della tratta, i sopravvissuti ad abusi (nella Chiesa e non solo), i carcerati, i gruppi che patiscono discriminazione e violenza a causa della razza, dell’etnia, del genere, della cultura e della sessualità».

È singolare che nel DTC si sottolinei l’assenza nelle sintesi della loro voce e nello stesso tempo si legga che «tutti costoro appaiono come persone con volti e nomi, che invocano solidarietà, dialogo, accompagnamento e accoglienza» (DTC 40).

Il problema di fondo è che l’ascolto dell’altro auspicato dal Documento preparatorio è stato molto limitato, se non assente e non ha lasciato tracce significative

È come se si fosse creato un cortocircuito, per cui sentiamo come irrinunciabile metterci evangelicamente al servizio dei più poveri, dei carcerati, dei migranti, ma non si è riusciti a compiere il passo decisivo del compromettente dialogo fra pari.

Il cammino sinodale deve necessariamente confrontarsi con le diverse sensibilità spirituali e culturali presenti nella Chiesa universale, che evidenziano come sia indispensabile proseguire sulla strada intrapresa con un saggio bilanciamento di coraggio e gradualità, accompagnando e sostenendo chi fatica ad accogliere l’evoluzione del magistero. Occorre evitare le fughe in avanti, che rischiano di esigere decisioni e scelte pastorali prima che la riflessione sia giunta a maturità, senza però rinviare sine die una presa di posizione chiara.

Notevole in questa fase la richiesta di valorizzare il contributo e i carismi delle donne, delle quali si sottolinea lo straordinario impegno nel processo sinodale. Pur essendo la «spina dorsale delle comunità ecclesiali» (DTC 61), si rileva come siano escluse dai ruoli decisionali e di governo, rappresentando per lo più «manodopera a basso costo» (DTC 63). La disuguaglianza rispetto agli uomini e le condizioni di discriminazione e violenza si rivelano «un ostacolo per la Chiesa nel mondo moderno», come afferma profeticamente la CE della Nuova Zelanda (DTC 62).

Il rischio di un discernimento incompiuto

Quanto raccolto nel DTC ha avviato un nuovo ciclo di riflessioni che ha condotto, dal novembre 2022 al marzo 2023, a sette Assemblee continentali e alla redazione di Documento finale per ogni area.

  • Quale progresso notiamo in merito ai temi legati alle disuguaglianze?
  • C’è un passaggio dall’enunciazione di un “problema” a una proposta operativa?

Le questioni vengono riprese, riproposte, per lo più identificate come priorità, ma pochissime sono le circostanze in cui assistiamo a un progresso effettivo, sebbene limitato. Il rimanere sul filo della genericità sarà probabilmente frutto di un filtro livellante e – a tratti – spiritualizzante applicato in fase di redazione dei documenti dalle CE, per far sì che il focus dominante fosse la sinodalità come metodo più che le sue possibili applicazioni. Il risultato può dare l’impressione di una sterilizzazione della riflessione a livello globale e il continuare a ribollire sottotraccia, a livello locale, dei processi messi in moto.

C’è da dire che quello che leggiamo è spesso (forse sempre?) frutto di un compromesso, di un equilibrismo per tenere insieme le diverse tendenze e le opposte sensibilità. Il rischio è trovarsi di fronte al limite, spesso invalicabile, delle nostre istituzioni ecclesiali, il discernimento incompiuto: identificare una questione che necessita di un intervento, fermandosi però alla fase istruttoria, che si esplica in un affastellare riflessioni, anche molto raffinate, senza però arrivare alla decisione e all’azione: individuare la causa di un problema e agire su di essa per rimuoverla.

Il 20 giugno del 2023 viene pubblicato l’Instrumentum laboris, che mostra il cammino da compiere nella seconda fase, che ha già visto la celebrazione della prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023). Gli obiettivi delineati sono chiari: «rilanciare il processo [sinodale] e […] incarnarlo nella vita ordinaria della Chiesa» (IL 3). A tal fine vengono riprese le priorità delineate durante la fase di ascolto e confronto per fornire a chi partecipa ai lavori del Sinodo uno strumento operativo, che aiuti a fare ulteriormente sintesi e a giungere a identificare proposte concrete che verranno sottoposte a papa Francesco.

Un richiamo a una pastorale concreta

Prima di tutto è necessario comprendere come mai tematiche già affrontate in sinodi dedicati e trattati in documenti magisteriali tornino costantemente al centro del confronto. Esempio eclatante, citato anche dall’Instrumentum laboris, è il caso della mancata attuazione delle direttive contenute nell’Amoris laetitia, in merito alla reintegrazione nel corpo comunitario dei divorziati che accedono a seconde nozze. In situazioni del genere:

«andranno indagati gli ostacoli, reali o percepiti, che hanno impedito di compiere i passi indicati e identificare che cosa occorre per rimuoverli» (IL pp. 26-27).

Il richiamo alla concretezza risuona in continuazione nelle domande proposte nelle schede che accompagnano l’Instrumentum laboris, pressoché tutte introdotte da «come?», «in che modo?». Ci troviamo così di fronte a sollecitazioni che non permettono di rimanere nel vago e spingono a trovare modalità attuabili e concrete per abbattere i muri di separazione ed eliminare alla radice la causa delle disuguaglianze, almeno nelle comunità ecclesiali.

Dopo due anni di cammino, le indicazioni non lasciano più spazio alle mere enunciazioni di principi di buon senso e mettono sul tavolo delle Conferenze episcopali mondiali questioni davanti alle quali non solo non si può più tacere, ma neanche rimanere inerti: promuovere il protagonismo degli ultimi nella Chiesa e nella società; andare incontro a chi si ritiene escluso dalla Chiesa come divorziati risposati e persone LGBTQ+; identificare ed eliminare le barriere fisiche e culturali che impediscono alle persone con disabilità di sentirsi pienamente incluse nella comunità ecclesiale; rendere effettiva la partecipazione delle donne ai processi decisionali e ai ministeri, compresa la riconsiderazione del loro accesso al diaconato.

Il contributo del Sinodo dei Vescovi

La prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si è tenuta a Roma dal 4 al 28 ottobre 2023, ha cercato di percorrere la strada tracciata dall’Instrumentum laboris. Una delle sezioni della Relazione di Sintesi è significativamente intitolata I poveri, protagonisti del cammino della Chiesa, tanto da considerare l’opzione preferenziale verso di loro «una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica».

Dopo aver delineato le varie tipologie di povertà materiale e spirituale e ribadita la necessità di «arrivare alle cause della povertà e dell’esclusione», tutelando i diritti degli esclusi e denunciando le ingiustizie, vengono messe a fuoco le Proposte: investire nella conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa, anche attraverso l’attuazione di pratiche «che ne mettono in atto l’ispirazione»; fare in modo che «l’esperienza dell’incontro, della condivisione della vita e del servizio ai poveri e agli emarginati diventi parte integrante di tutti i percorsi formativi offerti dalle comunità cristiane»; promuovere «un più deciso orientamento al servizio ai poveri» del ministero diaconale.

Per quanto riguarda Le donne nella vita e nella missione della Chiesa, vediamo come Proposte:

  • allargare il servizio di ascolto, accompagnamento e cura alle donne;
  • accrescere il numero di donne in posizioni di responsabilità in tutti i livelli della vita della Chiesa, modificando, se necessario, il diritto canonico;
  • proseguire la ricerca teologica e pastorale sul diaconato femminile;
  • affrontare e risolvere «I casi di discriminazione lavorativa e remunerazione iniqua all’interno della Chiesa […], in particolare per quanto riguarda le consacrate che troppo spesso sono considerate manodopera a basso prezzo»;
  • inserire le donne nel percorso di formazione culturale e umana dei seminari, «per favorire una migliore formazione al ministero ordinato»;
  • utilizzare nei testi liturgici e nei documenti un linguaggio inclusivo e servirsi «di parole, immagini e racconti che attingano con maggiore vitalità all’esperienza femminile»;
  • permettere che le donne svolgano la funzione di «giudici in tutti i processi canonici».

Come sottolineato da Anna Rowlands, Docente di Pensiero e pratica sociale cattolica all’Università di Durham (UK) e partecipante come esperta all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi, sul numero di febbraio 2024 di Aggiornamenti sociali:

«Per quanto riguarda la questione delle donne, le decisioni più importanti devono ancora essere prese. La Relazione di sintesi non è rivoluzionaria in questo senso».

Tutte le altre situazioni di manifesta disuguaglianza (in particolare orientamento sessuale e disabilità) rimangono questioni aperte o non ancora pienamente messe a frutto dall’Assemblea dei Vescovi. Per un quadro definitivo bisognerà attendere la conclusione del lavoro nelle chiese locali che confluirà nella seconda e ultima sessione dell’Assemblea sinodale del prossimo ottobre.

In attesa di scelte operative

Chi si aspettava dal cammino di questi anni un progetto di riforma sarà forse rimasto deluso; eppure, già ora possiamo dire che non è vero che alla fine di tutto il processo «Parturient montes, nascetur ridiculus mus» (Hor. AP 139).

Al centro del dialogo sinodale sono oggi presenti temi cruciali, sui quali per decenni si è rimandata una decisione. Quello che si è aperto non è più il tempo delle grandi sintesi, ma quello dell’individuazione di azioni condivise che incidano positivamente sui problemi emersi.

La volontà di incarnare il processo sinodale nella vita ecclesiale ordinaria non può dunque prescindere dalla concretezza di scelte operative, che siano compatibili con l’attuale quadro del magistero, portando alla realizzazione di ciò che qui e ora è già possibile, o che profeticamente ispirino modifiche del quadro normativo, spalancando più vasti orizzonti di speranza da tempo attesi.

Una versione più estesa e articolata di questo contributo è stata al centro di un intervento presso l’Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale “Mons. A. Lanza” di Reggio Calabria, di cui qui riportiamo il video integrale.


Documenti Sinodali
  • Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione. Documento preparatorio, 2021.
  • Conferenza Episcopale Italiana, Sintesi nazionale della fase diocesana, 2022
  • Segreteria Generale del Sinodo, “Allarga lo spazio della tua tenda” (Is. 54,2). Documento di Lavoro per la Tappa Continentale, ottobre 2022
Approfondimenti
  • G. Costa sj, “Fare Sinodo: il coraggio della fecondità”, Aggiornamenti Sociali ottobre 2021, 507-512.
  • G. Costa sj, “L’“Instrumentum Laboris” per la prima sessione del Sinodo 2021-2024”, La Civiltà Cattolica 4154, 2023, 121-135.
  • G. Costa sj, “Sinodo 2021-24: Dare gambe al concilio”, La Civiltà Cattolica 4158, 2023, 531-544.
  • G. Costa sj – P. Foglizzo, “Sinodo: come la Chiesa ascolta la voce degli esclusi?”, Aggiornamenti Sociali marzo 2022, 165-172.
  • G. Costa sj – P. Foglizzo, “Chiesa sinodale: avanti tutta”, Aggiornamenti Sociali dicembre 2022, 671-679.
  • G. Costa sj – P. Foglizzo, “Chiesa sinodale: uno spazio per la partecipazione”, Aggiornamenti Sociali ottobre 2023, 507-514.
  • P. Foglizzo – V. Scelzo – S. Toschi – G. Merlo – I. Morali, “Il battesimo è uguale per tutti. La partecipazione delle persone con disabilità alla vita della Chiesa”, Aggiornamenti Sociali agosto-settembre 2023, 439-454.
  • P. Foglizzo – A. Rowlands – G. Costa sj – L. Soberón Mainero – X. L. Valladares Paguaga rp, “Leggere la realtà sociale alla luce del Vangelo. Spunti dal Sinodo 2021-2024”, Aggiornamenti Sociali febbraio 2024, 80-93.
  • C. Giraudo sj, “La ministerialità della donna nella liturgia”, La Civiltà Cattolica 4098, 2021, 586-599.
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