18 Aprile 2024
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Cosa attendono i Cristiani Lgbt+? Due testimonianze da Catania

Riportiamo qui di seguito due contributi, nonché testimonianze e condivisioni dirette, da partecipanti al Convegno di Catania.

DA MATTEO LECIS COCCO ORTU

Rientriamo da Catania dove la CVX Italia ha tenuto il convegno tematico riguardo “Le sfide dell’amore: affettività, sessualità e discernimento”. Un convegno particolare, organizzato dalla Comunità di Vita Cristiana e che ha visto la partecipazione sia di membri delle comunità di tante città d’Italia (Cagliari, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo tra le altre) sia di realtà ecclesiali locali di Catania e dintorni (capi scout, gruppi della parrocchia, responsabili della pastorale familiare, responsabili MEG).

Catania convegno le sfide dell'amoreUna partecipazione attenta, curiosa e appassionata ai tre workshop sulla sessualità e il magistero della Chiesa, sul discernimento delle situazioni “irregolari” (persone separate, divorziate, con seconde unioni) e sulle persone Lgbt+ e i nuovi percorsi ecclesiali in cui da cristiani sono chiamati a essere protagonisti.

Sono stati tanti i momenti che è stato bello vivere insieme, cominciati con l’arte di Raizes Teatro, ma ci tengo a condividerne due in particolare

La relazione di Padre Giacomo Costa SJ – recentemente nominato segretario speciale dell’assemblea sinodale – che ha spiegato il senso e l’importanza del cammino del Sinodo dei vescovi che la chiesa mondiale sta vivendo per capire come stare come Chiesa in un mondo contemporaneo così “massificato” (con la complessità e le contraddizioni della nostra società in cui aumentano le disuguaglianze e in cui la massificazione ci schiaccia in un modello di sviluppo orientato esclusivamente al mercato) e “frammentato” (in cui le tensioni e le polarizzazioni sui grandi temi dividono la società), con la volontà di fare passi concreti e camminare tutti insieme.

L’Amoris Laetitia parla anche ai Cristiani Lgbt+?

La seconda relazione è quella di Padre Pino Piva SJ, gesuita che ha illustrato il senso dell’esortazione apostolica della Amoris Laetitia con cui il Papa ha indicato vie già possibili e necessarie per riportare al centro la persona e l’amore e fare in modo che nessuno sia escluso dalla comunità ecclesiale.

Perché “tutti, tutti, tutti” sono chiamati alla pienezza della propria vita all’interno della vita della chiesa. In questo anche le persone e le coppie omosessuali, transessuali e tutti coloro che vivono situazioni e condizioni che la dottrina ancora considera “irregolari”.

Per la Chiesa principio non negoziabile è la persona umana, con il suo vissuto concreto, quotidiano: Gesù nel vangelo incontra persone che chiama per nome, non vede “casi”. L’Amoris Laetitia assume il CAMMINO verso la pienezza della vita cristiana e invita a integrare tutti e aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché tutti hanno il posto nella comunità e nessuno può essere condannato per sempre.

Una Chiesa aperta e accogliente

Cristiani Lgbt gruppi di lavoro in convegno a CataniaQuesto convegno, ospitato nella Parrocchia del Crocifisso dei Miracoli è stata un’esperienza di chiesa aperta e accogliente, di comunità in cammino in cui si è sentita con forza la presenza dello Spirito che ha risuonato nelle parole dei sacerdoti, delle guide, dei membri delle diverse CVX d’Italia e dei gruppi siciliani che hanno partecipato al convegno.

In particolare condivido quanto vissuto nel gruppo sui nuovi percorsi ecclesiali per persone LGBT+, nonché cristiani, in cui io e Mirko siamo stati invitati a testimoniare la nostra esperienza.

Da una parte i dubbi di chi conosce poco la realtà delle persone LGBT+ ma viene interrogato da giovani e giovanissimi che chiedono risposte (LGBT+ è un acronimo che racchiude persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e tutte le altre condizioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale). Dall’altra le paure, le ferite e le risorse di chi vive in prima persona questa situazione come singolo o come coppia, fino a conoscere le opportunità che una pastorale per persone LGBT+ può offrire alla Chiesa.

Integrare i Cristiani Lgbt+ nella pastorale ordinaria

Credo che queste conclusioni di padre Pino Piva possano aiutare a capire il senso e l’importanza di lavorare in questa che ancora è vissuta come frontiera ma che – speriamo presto – possa essere vissuta con normalità come ho avuto la fortuna di vivere io.

“La pastorale con persone LGBT+, lungi dal voler rivendicare una posizione di “nicchia” – i maliziosi direbbero “ghetto” – aspira a essere integrata nella pastorale ordinaria; aspira a scomparire.

I cristiani LGBT+ attendono con ansia i tempi in cui non sarà più necessario aggiungere l’acronimo “LGBT+” per poter essere accolti semplicemente come “cristiani”, “figli di Dio”, con il loro orientamento sessuale, la loro identità di genere e la loro capacità di amare, come ogni altro. E questo nei gruppi parrocchiali, nelle associazioni cattoliche, nei servizi ecclesiali… come cristiani e basta.

I cristiani LGBT+ attendono con ansia i tempi in cui non ci sarà più bisogno di veglie di preghiera per le vittime dell’omo-trans-fobia. Tempi in cui non ci saranno più queste vittime e non ci sarà più neanche quella sottile omofobia che li preferirebbe “invisibili”, anche nella Chiesa.

I cristiani LGBT+ attendono con ansia i tempi in cui i gesti di accoglienza del Papa e dei vescovi nei loro confronti non verranno più riportati dalle pagine dei giornali come gesti eccezionali (o riprovevoli), perché vorrà dire che saranno diventati gesti ordinari, scontati, quotidiani.

Sono questi i desideri della Chiesa?

I cristiani LGBT+ sanno che questi sono anche i desideri della Chiesa nei loro confronti, e insieme si impegnano perché questi tempi giungano. I tempi di una Chiesa sempre in cammino per incarnare il Vangelo; i tempi di una Chiesa sempre più cattolica, e per questo veramente ecumenica; i tempi di una Chiesa sempre più sorella, amica e madre delle persone di questo mondo.

L’attuale Pastorale con persone LGBT+, con questi desideri, testimonia questa Chiesa, vive questa Chiesa, prepara questa Chiesa.

 


DA CARMELO COTTONE

Un convegno a porte aperte che fa centro

Dal 15 al 17 Settembre si è svolto a Catania il convegno “Le sfide dell’amore: affettività, sessualità e discernimento”, organizzato dalla Cvx nazionale.

Il venerdì sera dopo la celebrazione eucaristica, il sipario si è alzato sullo spettacolo “Phobia” prodotto da Raizes Teatro e interpretato da Alessandro Ienzi, Francesco Campolo e Paola Capuano, che con il racconto di storie vere ha suscitato le emozioni e il pathos dell’amore malato e tossico:

“Le sfide dell’amore o l’amore è una sfida?”

Con questi sentimenti ancora vivi si è ripreso il sabato mattina con l’intervento di padre Giacomo Costa S.I. che condividendo le difficoltà e la bellezza del percorso sinodale anche nell’ambito dell’affettività e della sessualità, ha allargato lo sguardo sul mondo intero, dove numerose sono le differenze tra paesi e continenti.

La conversazione spirituale

Il metodo della conversazione spirituale consente però un confronto sereno e un ascolto attivo, che partendo dai punti di contatto può smussare i contrasti con l’obiettivo di trovare “quell’armonia” che strumenti diversi creano nell’orchestra.

Sono seguiti gli interventi di Massimo Albano dell’associazione “Il ramo del mandorlo” e di Ina Siviglia docente di antropologia teologica alla facoltà teologica di Palermo.

Il primo ha posto l’accento sulla differenza tra il cristianesimo di appartenenza e quello esperienziale, chiedendo alla chiesa di accettare la sfida dell’uomo moderno, privilegiando rispetto alla dottrina l’incontro con la singola persona umana in tutta la sua complessità.

La famiglia da Giovanni XXIII a Francesco

Ina Siviglia ha ricordato le tappe del percorso ecclesiale sul tema della famiglia da Giovanni XXIII a Francesco. La postmodernità è finita e occorrono nuovi paradigmi, modelli e stili. Un occhio particolare ai giovani che vanno sicuramente accompagnati ma con linguaggi e modelli che tengano conto della realtà.

Il lavoro pomeridiano nei gruppi tematici è stato molto ricco, le condivisioni di vita autentiche, l’ascolto reciproco molto attento. Dai gruppi è venuta forte la necessità di un’accoglienza e un accompagnamento delle persone in situazione cosiddette “irregolari”, parola non gradita che già crea una forte ferita interiore, che sia meno normata e meno legata alla soggettività dei pastori e delle comunità, che spesso non sono adeguatamente formate.

Il gruppo Lgbtq+ ha rimandato all’assemblea due domande: che cosa l’omosessualità può dare alla Chiesa? perché l’omosessuale crea questo disagio alla Chiesa?

Sabato padre Pino Piva S.I. ha commentato con l’assemblea vari aspetti dell’Amoris Laetitia. È cambiato il paradigma pastorale: il vero principio non negoziabile è la persona umana nella sua concretezza.

La comunità ecclesiale deve cessare di essere una “dogana” che accoglie solo i “perfetti”, per assumere l’aspetto di una comunità in cammino verso una vita piena e felice, che integra tutti, rispettando i tempi e i modi di ciascuno. Deve mirare a reintegrare tutti, e “non condannare per sempre nessuno”. Il criterio dell’accesso ai sacramenti deve essere la coscienza e non lo scandalo.

Questo convegno ha avuto come valore aggiunto la partecipazione e i contributi di numerose persone non appartenenti alle Cvx ma a gruppi parrocchiali e associazioni varie, e in particolare giovani in cerca di ascolto, accoglienza e confronto. Un importante primo passo è stato fatto, la Cvx ha accettato le sfide dell’amore. Il percorso avviato dovrà continuare nelle singole realtà locali, sempre aperte all’esterno e sarà sicuramente proficuo se l’accoglienza e l’ascolto avranno come modello quello dell’amore di Gesù.

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