Papa Francesco su gnosticismo e pelagianesimo: nemici della santità

Papa Francesco su gnosticismo e pelagianesimoNel secondo capitolo dell’esortazione apostolica Gaudete et Exsultate papa Bergoglio c’invita a fare attenzione a due possibili “falsificazioni” della santità che potrebbero portarci fuori strada: gnosticismo e pelagianesimo

[Spunti di riflessione a cura di Raffaele Magrone]

Papa Francesco, nell’invito alla santità che fa a tutti i cristiani, ci mette in guardia contro due possibili nemici.

Lo gnosticismo

Lo gnosticismo è quell’orientamento di pensiero volto alla valutazione esclusivistica di una forma di conoscenza spiritualistica e misticheggiante.

Il pelagianesimo

Il pelagianesimo è un’eresia dei primi secoli del cristianesimo, elaborata dal monaco Pelagio (IV sec. d.C.), secondo la quale la natura umana non è affetta dal peccato originale, cosicché l’uomo è in grado di salvarsi senza il soccorso della grazia divina.

Perché il papa, nel 2020, c’invita a stare attenti a gnosticismo e pelagianesimo

Un’attenzione al carattere “arcaico” di questi due termini: ciò potrebbe indurci a pensare che, nel 2020, non siamo né a rischio di gnosticismo, né di pelagianesimo.

In entrambe queste eresie, infatti, “l’inganno” sta nel fatto che l’affidarsi troppo a una lettura esclusivamente umana della nostra vita può crearci una presunta “verità cattolica” plasmata invece a nostro unico e personale uso e consumo.

ESEMPIO DI GNOSTICISMO

Davanti al “mistero della fede” (che è anche mistero di Dio e della sua grazia, nonché mistero della vita degli altri), sistematicamente proviamo ad “addomesticarlo”, ovvero – grazie alle nostre svariate conoscenze e al nostro intuito/intelletto di cui solitamente abbiamo tanta stima e considerazione! – cerchiamo sempre di spiegarci “con le lenti della nostra realtà” ciò che invece non richiederebbe necessariamente di essere spiegato, bensì probabilmente “pregato” o comunque più “vissuto con il cuore” e mettendosi umilmente davanti al Signore.

Al contrario San Bonaventura ci consiglia di

“abbandonare tutte le operazioni dell’intelletto, dando poco peso all’indagine e molto all’unzione spirituale, poco alla lingua e moltissimo alla gioia interiore; poco alle parole e ai libri e tutto al dono di Dio, cioè allo Spirito Santo”.

Papa Francesco ci ricorda che:

DIO CI SUPERA INFINITAMENTE

è SEMPRE UNA SORPRESA

NON SIAMO NOI A DETERMINARE IN QUALE CIRCOSTANZA STORICA TROVARLO (o anche dove non penseremmo di trovarlo…)

EGLI è sempre e comunque MISTERIOSAMENTE PRESENTE NELLA VITA DI OGNI PERSONA (e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze).

Non a caso è tipico dello gnosticismo disprezzare la “semplicità così concreta del Vangelo”…

Un’altra pericolosa confusione

Il credere, poiché sappiamo qualcosa, o possiamo spiegarla con una certa logica, che già siamo santi, o quanto meno… migliori della massa ignorante, è un rischio che corriamo in ogni momento.

Al contrario, conviene abituarci all’idea che:

SI IMPARA… PER VIVERE.

Ancora San Bonaventura, provvidenzialmente, ci consiglia di non separare mai la nostra idea di SAGGEZZA CRISTIANA, dalla MISERICORDIA VERSO IL PROSSIMO, ovvero:

“dispensare fruttuosamente ciò che si possiede
e che si è ricevuto proprio perché fosse dispensato.”

IL PELAGIANESIMO NEL 2020…

“Tutto si può fare con la volontà umana” – come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui (solo in un secondo tempo) si aggiunge la grazia.

E invece… ancora una volta il buon San Bonaventura è lì a ricordarci che 

“Non tutti possono tutto”.

Insieme a San Tommaso che, se possibile, “rincara” la dose: 

“La grazia non risana l’uomo totalmente e una volta per tutte”.

Per questo il consiglio di Sant’Agostino dovrebbe essere vivo nel nostro quotidiano:

DIO INVITA A FARE QUELLO CHE PUOI

e

A CHIEDERE QUELLO CHE NON PUOI.

C’è allora un modo per essere “perfetti”?

Per Papa Francesco, a quanto pare, sì (udite udite):

ABBIAMO BISOGNO DI VIVERE UMILMENTE ALLA SUA PRESENZA, 

AVVOLTI NELLA SUA GLORIA.

Quindi… occorre non farci “spaventare” da questa presenza:

Una volta che lo accettiamo e smettiamo di pensare la nostra esistenza senza di Lui, scompare l’angoscia della solitudine (Sal 139, 7)

INFINE: ATTENZIONE AL SIGNIFICATO CHE DIAMO ALLE NOSTRE OPERE…

Se è grazia, allora non è per le opere; altrimenti non sarebbe più grazia (Rm 11,6)

E questo lo sapete perché??

La sua amicizia ci supera infinitamente, NON può essere comprata da noi con le nostre opere e può essere solo un DONO della sua iniziativa d’amore. 

Ancora San Tommaso:

“Quando uno è in grazia, la grazia che ha già ricevuto NON può essere meritata”.

Cosa ci mostrano alcuni santi? Che si guardano bene dal porre fiducia nelle loro azioni… Come nel caso di S. Teresa del Bambin Gesù:

“Alla sera di questa vita,
comparirò davanti a te a mani vuote,
perché non ti chiedo,
Signore,
di contare le mie opere.
Ogni nostra giustizia
è imperfetta
ai tuoi occhi.”

Contro il rischio di pelagianesimo, Lucio Gera (“Sul mistero del povero”) ci invita a:

“…riconoscere gioiosamente che la nostra realtà è frutto di un dono,
e accettare anche la nostra libertà come grazia.”

Solo a partire dal dono di Dio, liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostri sforzi per lasciarci trasformare sempre di più.

Prima cosa, quindi:

APPARTENERE A DIO

Offrirci a Lui che ci anticipa, offrirgli le nostre capacità, il nostro impegno, la nostra lotta contro il male e la nostra creatività

…affinché il suo dono gratuito cresca e si sviluppi in noi. (cfr Rm 12,1)

Solo la carità rende possibile la crescita nella vita di grazia, in quanto

SE NON AVESSI LA CARITÀ, NON SAREI NULLA (1 Cor 13,2)

Come si è, nel 2020, nuovi pelagiani?

Tanti sono gli atteggiamenti “a rischio” pelagianesimo:

  • l’ossessione per la legge;
  • il fascino di esibire conquiste sociali e politiche;
  • l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa;
  • la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche;
  • l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale. 

In questo alcuni cristiani spendono le loro energie e il loro tempo, INVECE DI LASCIARSI CONDURRE DALLO SPIRITO SULLA VIA DELL’AMORE

e

APPASSIONARSI PER COMUNICARE LA BELLEZZA E LA GIOIA DEL VANGELO

e

CERCARE I LONTANI NELLE IMMENSE MOLTITUDINI ASSETATE DI CRISTO.

Ancora San Tommaso:

i precetti aggiunti al Vangelo (nella sua concreta semplicità) da parte della Chiesa devono esigersi con moderazione “per non rendere gravosa la vita ai fedeli”, perché così si muterebbe la nostra religione in una schiavitù.

Ricordiamo, tutte le volte che sia possibile, che esiste una gerarchia delle virtù e questa ci invita a CERCARE L’ESSENZIALE.

Al centro c’è la carità:

“la fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6)

Siamo chiamati a curare ATTENTAMENTE la carità.

“Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge”. (Rm 13,8 e Gal 5,14)

In ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio.

Un utile “esercizio” per la propria preghiera personale:

domandarsi e discernere,
davanti a Dio,
in che modo
gnosticismo e pelagianesimo
possono manifestarsi
nella nostra vita quotidiana…

Se hai trovato utile questo articolo, ti consigliamo anche questo approfondimento sull’altra esortazione apostolica Amoris Laetitia.

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2 pensieri riguardo “Papa Francesco su gnosticismo e pelagianesimo: nemici della santità

  • 8 Marzo 2020 in 14:05
    Permalink

    Grazie, bellissima sintesi! Complimenti per la gestione del sito e la qualità dei materiali

    Rispondi
    • 8 Marzo 2020 in 14:35
      Permalink

      Grazie Claudia per l’apprezzamento, stiamo cercando di mettere a disposizione della Chiesa italiana ogni possibile strumento utile all’approfondimento e alla preghiera personale.

      Rispondi

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