Napoli saluta padre Rolando Palazzeschi: sindacalista, guida di giovani o appassionato di mistica?

DI ANTONIO M. CERVO
Dopo tanti anni spesi in Cvx, è tornato alla Casa del Padre pochi giorni fa padre Rolando Palazzeschi S.I., assistente della Comunità del “Gesù Nuovo” di Napoli per più di vent’anni.

Quest’articolo – scritto da chi ha avuto la fortuna di vivere il suo carisma e sperimentarne la mano paterna fin da quando era piccolissimo – non intende essere il dipinto oleografico di un gesuita, che pure ha saputo incidere in modo indelebile in molte delle realtà dove ha operato (Bologna, Roma, Pomigliano d’Arco, Napoli). Desidera, più che altro, fermarsi a osservare per un attimo alcune istantanee delle sue esequie (svoltesi il 3 aprile scorso), per scorgere quante vite, storie, cuori, sono stati toccati nel tempo, seppur in modi (apparentemente!) diversi, dalla sua persona, capace quel giorno di far ritrovare attorno a sé tantissimi figli e figlie del suo impegno per l’Altro.

Chi era padre Rolando Palazzeschi?

Mentre sedevo fra la folla nella chiesa di san Luigi a Posillipo, gremita, mi sono reso ben presto conto di essere al centro di un crocevia di vissuti ed esperienze legate a padre Palazzeschi, che quel giorno avevano deciso di rivolgere tutti assieme lo sguardo sulla medesima bara per salutare ciascuno “un Rolando” diverso, ma che per ognuno dei presenti era unico e irripetibile.

Intorno a me non c’erano, infatti, solo i “cvxini” di sempre, ma generazioni e mondi, fra loro spesso agli antipodi (di cui alcuni non credenti), che mi hanno fatto rimbalzare la seguente domanda.

“Ma chi era veramente Rolando? Il sindacalista che per anni, prima di arrivare in Comunità, si era impegnato nelle lotte in favore degli operai di Pomigliano d’Arco? O il gesuita dei giovani che avevo conosciuto, attento e sempre pronto, a regalare un sorriso di comprensione? O era, piuttosto, l’appassionato della mistica più bella, come in molti lo ricordano più di recente”?

Padre Rolando PalazzeschiQuesti “tre Rolando”, che quella domenica pomeriggio si intrecciavano e rincorrevano al tempo stesso, stentavano quasi a trovare una sintesi per alcuni.

Troppo distanti potevano sembrare, ad esempio, l’impronta del suo tenace impegno socio-politico da un lato, e dall’altro quella rivolta alla conoscenza sempre più alta di un Dio imperscrutabile Amore infinito.

Mentre riflettevo in cuor mio, queste sensazioni trovavano conforto in alcune testimonianze che arrivavano dall’altare: ricordavano Rolando Palazzeschi fra i pionieri dei cosiddetti “preti operai”. In particolare, quest’ultima veniva da chi – più di trent’anni fa – era stato vicino a formazioni politiche lontane anni luce dalla fede e che ringraziava adesso per aver incontrato un sacerdote che, durante gli scioperi e gli incontri sindacali, non era percepito come il “prete lontano dalle cose del mondo” ma come “uno di noi”!

Quelle parole si sarebbero incontrate, dopo poco, con quelle di p. Domenico Pizzuti S.I. che, nell’abbracciare tutti i 98 anni di vita di Rolando, citava adesso anche la sua “svolta mistica”

Quella stessa che continuava tenacemente a ripetere fino agli ultimi giorni durante le sue Messe o nella chiesa del Gesù Nuovo, finché era in grado di scendere nel confessionale.

Lì, lo stesso Rolando di Pomigliano d’Arco si batteva per Dio che è “Amore senza confini” e Padre “vertiginosamente” (avverbio a lui tanto caro, pronunciato con la mai del tutto persa inflessione toscana) misericordioso, da conoscere sempre di più nella preghiera intima.

Eppure – forse perché “il Rolando” che anche io avevo avuto modo di conoscere maggiormente – la scena più bella doveva ancora venire, anche se era più povera di riflettori e microfoni sull’altare rispetto alle altre.

In fondo alla chiesa, infatti, s’era sistemato ordinatamente un gruppo di ragazzi: erano alcuni dei “suoi giovani”, gli stessi che lui aveva curato ogni pomeriggio in Cvx, accorsi in modo inaspettato quel pomeriggio a salutarlo, nonostante molti di loro non fossero più in Comunità e nonostante la partita del Napoli in contemporanea.

“Se cose del genere succedono — mi dicevo — ebbene, allora anche “il Rolando” dei giovani è stato in grado di gettare semi preziosi, semi che restano” nei cuori di ragazzi che lo ricordavano mentre “parlava di Dio” negli “SMS al Signore” (un quarto d’ora che ideò ogni sera in cappella, alla fine dell’immancabile partita di pallone) o pronto sempre ad alzare il telefono ogni volta che uno di loro non veniva per un po’, dicendogli “guarda che ci manchi”.

Tornando a casa continuavo a chiedermi se la domanda iniziale fosse ancora in piedi. Era corretto vedere uno, due, tre “Rolando”, come sembrava? O era più giusto rispondersi “no”. In realtà, quei tre erano solo sguardi differenti di un unico volto, quello di chi è innamorato di Qualcuno e l’ha testimoniato concretamente in ogni “dove” Rolando ci è stato donato.

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