Pane della vita (Cammino di Pietro n.5)

Cammino di Pietro. Quinta unità: Il pane della vita, “Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv. 6,22ss).

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti. Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”.

Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”. Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che Egli ha mandato”.

Allora gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”.

Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”: Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. Molti dei suoi discepoli, dopo averlo ascoltato, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”. Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Rispose Gesù: “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!”.
Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici.

Analisi del testo

La scena evangelica si svolge a Cafarnao, sulla riva settentrionale del lago di Tiberiade, chiamatopure “mare di Galilea”. Nel giorno precedente, secondo i Vangeli, Gesù aveva compiuto tre segni particolarmente importanti: il miracolo della moltiplicazione dei pani e i due prodigi di camminare sulle acque del lago e di placare la tempesta che stava per far affondare la barca su cui erano saliti i discepoli. Nell’arco di due giorni il Signore ha compiuto tante di quelle cose da poter sintetizzare metà di tutto il Vangelo. Sia le parole che pronuncia Gesù a Cafarnao sia le reazioni dei discepoli appaiono estremamente emblematiche di tutto il cammino della fede.
Volendo enucleare i temi principale, abbiamo:

1. L’opera più importante che siamo invitati a compiere è “credere” in Gesù, pane di vita, capace di estinguere ogni appetito umano;

2. La fede non è opera umana ma dono divino, necessario distinguere i due momenti della fede: la fede con la quale ci affidiamo a Dio e la fede con i suoi articoli dogmatici;

3. L’Eucaristia diventa pegno di immortalità (sacramenti e risurrezione finale);

4. Lo scandalo e la delusione dei discepoli di fronte al linguaggio simbolico-spirituale usato da Gesù; 5. L’adesione dei discepoli a Gesù, nonostante molti lo abbandonino.

Per l’attualizzazione

Suggeriamo due piste di approfondimento: una tradizionale, che segue cioè lo schema delle domande, l’altra, più dinamica, è l’invito alla drammatizzazione del brano: una recita a soggetto.
Le due prospettive possono evidentemente confluire una nell’altra. Iniziamo con le domande:

1. “Che cosa dobbiamo fare”, chiedono i discepoli. “Credere in me”, risponde Gesù. Secondo questo
testo sembra che la fede deve precedere le opere, anzi è l’opera più importante. Si apre la questione delicata del rapporto tra la fede e le opere. Mi salvo se credo o se mi impegno nel fare opere buone? L’importante non è forse, secondo il senso comune, fare un po’ di bene? Ma allora che senso hanno le parole di Gesù?
2. Il pane della vita, con il discorso del mangiare la carne e bere il sangue di Gesù, rinvia esplicitamente all’Eucarestia. Si apre il discorso sui sacramenti. Come li vivo? Che esperienza ho della Messa?
3. Per ben quattro volte Gesù esplicitamente afferma: “io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Dai sacramenti si passa alla risurrezione finale. L’Eucarestia in particolare diventa pegno di risurrezione. Il dogma cristiano sottolinea la risurrezione finale piuttosto che l’immortalità dell’anima (già affermata dalla filosofia greca). Risorgere vuol dire partecipare con la corporeità alla gloria del Paradiso. E’ una speranza che si fonda unicamente sull’autorità di questa parola di Gesù che offre la soluzione al nostro problema più grave: la morte, la paura della morte. Hai questa paura? Le parole di Gesù riescono ad aprirti alla speranza?
4. I discepoli se ne vanno perché “il linguaggio è duro”. Anche noi spesso avvertiamo la tentazione di andarcene dalla comunità, perché? C’è qualcosa, qualcuno, che ci ha aiutato a restare nonostante tutto?

Pane della vita. La drammatizzazione

Va riletto con calma tutto il capitolo 6 di Giovanni. E’ utile iniziare con un breve giro di risonanze sui versetti che colpiscono di più. Come ogni recita, la drammatizzazione va preparata con cura. E’ utile impiegarvi più di una riunione. Prima di scegliere le parti è importante che tutto il gruppo affronti le questioni che il testo solleva, cercando di immedesimarsi in ciascuna situazione. Verrà da sé che alcuni si troveranno meglio in un ruolo piuttosto che in un altro. Ogni ruolo deve essere comunque assegnato. Le parole di Gesù, nella fase iniziale, le può pronunciare la guida, poi si sceglie uno che le reciti, così come sono senza aggiunte, con tono pacato e fermo (quasi solenne).

Punti per la drammatizzazione

La lettura dei primi 21 versetti è utile per capire il contesto. Si passa a drammatizzare dal v. 22 in poi. I punti su cui bisogna imbastire il dialogo sono:
1. La folla cerca Gesù perché lo vuole come Re (moltiplicando i pani, Gesù risponde ad una
necessità che da tempo angustiava gravemente il popolo). Imbastire un dialogo tra la gente della folla pieno di meraviglia su ciò che Gesù ha compiuto poco prima (moltiplicazione dei pani) e ansia di cercarlo perché si ha bisogno di uno come lui.
2. Drammatizzare la ricerca della gente che nota che sulla riva c’è una sola barca: si capisce che i discepoli hanno preso il largo, si saranno diretti a Cafarnao dove abitava Pietro.
3. Finalmente trovano Gesù: esprimere la gioia dell’incontro, lo sdegno comunque rispettoso perché se ne era andato senza salutarli. E a seguire le parole di Gesù pacate ma nello stesso tempo ferme che gelano l’uditorio.
4. Esprimere la delusione di alcuni. Il v. 60 va ampliato da altre frasi, concetti, che rendono meglio l’idea. I vv. 61-65 andrebbero recitati così come sono.
5. Decisione di molti (non tutti) di andarsene. Con quali parole?
6. Confronto tra Gesù e i pochi discepoli che restano. Rielaborare con la risposta di Pietro
includendo anche quella riportata nel Vangelo.
7. L’annuncio del tradimento di Giuda. Uno si immedesima in Giuda e cerca di esprimere le sue
risonanze di delusione e di dubbio. Che ce ne facciamo di tutto questo spiritualismo?
E’ importante, terminata la drammatizzazione, che nel gruppo si faccia un giro di risonanze su come ci si è sentiti mentre si preparava e rappresentava il dramma. Sarebbe opportuno infine concludere le riunioni su questo capitolo dedicando qualche incontro a rispondere alle quattro domande poste all’inizio di questo schema – proposta di attualizzazione.

Per la preghiera

Adorazione

Che grande mistero è questa tua presenza, Signore!
Tu che le immense galassie disseminate nell’universo non possono contenere, sei qui, davanti a me, ti sei ridotto a nulla, a un pezzo di pane,
che hai reso segno efficace della tua presenza,
mio cibo nel banchetto eucaristico.
Io ti credo presente, ma non capisco,
è così diverso il mio agire!
La mia pochezza si affanna ogni giorno per farsi notare,
per contare di più, per valere di più,
per emergere sugli altri, per raggiungere i primi posti …
mentre Tu, Signore, sgonfi la mia vanità
insegnandomi che si diventa grandi facendoci piccoli;
e che l’unico modo di valere davanti a Te,
è quello di metterci a servizio degli altri,
con umiltà, generosità, amore.
Tu me lo ricordi sempre ogni volta che ti guardo in quel pezzetto di pane consacrato.
Di lì mi suggerisci quello che veramente conta:
il silenzio, l’umiltà, il nascondimento, il servizio, perché anch’io ti assomigli un po’.
Io stento a capire,
ma sento che Tu solo hai parole di vita eterna.
E’ così lontano
Credi e io sarò presente.
Anche a Gesù fu fatta la richiesta: “mostraci il Padre”.
Egli ha risposto qualcosa. Immagina che oggi ti risponda in questo modo:
“Il primo modo di vedere Dio è conoscere il Vangelo. In esso trovi la mia Parola,
la storia della mia vita. Chi vede il Vangelo, vede il Padre”.
Noi diremmo: “ma … noi conosciamo la casa editrice del libro.
Tutto qui? E saresti tu? Il Vangelo non è un libro come un altro?”.
Gesù risponderebbe: “C’è un’altra maniera: guarda le immagini, la croce o un’icona.
Guardale e vedrai il Padre”.
“Ma non sono che quadri! Per di più non sono poi tanto belli,
perché spesso sono così stilizzati …”.
E Gesù continua: “Se ciò non basta, guardatevi reciprocamente, guardate soprattutto i più
poveri e più piccoli. Ciò che fate a loro, lo fate a me e a mio Padre”.
E se noi mormoriamo: “Queste persone le conosciamo per nome, come possiamo vedere Dio in loro?”, egli ci risponde: “Se non credi che Dio è presente nei più piccoli, non lo riconoscerai mai!”
E Ancora: “Guarda l’altare. Chi vede questo pane e questo vino, vede mio Padre e vede me”.
“Ma tutto qui? Noi sappiamo come sono fatte quelle cose”:
Ebbene, se tu non credi che Gesù è presente in queste semplici cose,
non lo riconoscerai mai.
“Se non mi scopri nelle più piccole cose della vita, non mi riconosceresti neppure se venissi in tutta la mia gloria e nella mia potenza”.
Oggi anche noi incontriamo le stesse difficoltà degli apostoli,
ma Gesù ci dice: “Credi, e io sarò presente: nel libro, nella parola,
nelle immagini, nei fratelli e nelle sorelle, nel pane e nel vino.
E tutto ciò che chiederai nel mio nome, te lo darò …”.

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