Saper rallentare, anche da contemplativi nell’azione
DI SABRINA COTTONE, A MARGINE DEL 75° DI “AGGIORNAMENTI SOCIALI”
Rallentare sì, ma come? È una delle domande poste ai relatori da p. Giuseppe Riggio S.I., direttore di “Aggiornamenti sociali” durante il convegno di Milano di sabato 4 ottobre che, al di là delle risposte varie e interessanti date dai relatori e durante i laboratori, rimane un po’ la consegna per il dopo. In una vita frenetica, e in una città che la interpreta nei suoi modi migliori e peggiori, trovare lo spazio per l’apertura all’altro, per la natura, per la contemplazione, per la riflessione profonda non è semplice come si potrebbe sperare.
Lo notava con spirito attento il cardinale Carlo Mario Martini nella sua prima lettera pastorale alla città da arcivescovo, dedicata proprio alla contemplazione: una piccola mostra negli spazi del foyer dell’Auditorium San Fedele per l’occasione ha restituito in modo efficace alcune delle sue frasi più incisive e interroganti.
Fermarsi per riscoprire le ragioni dell’azione
Non si tratta di mettere in discussione l’importanza dell’azione, impossibile per uno spirito ignaziano, ma di riscoprirne le ragioni quando si tende a dare tutto per scontato o, al contrario, per impossibile.
Una mostra dedicata ai settantacinque anni di “Aggiornamenti sociali” ha regalato uno spaccato di storia che va dalle parole del beato Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano al momento della fondazione della rivista, fino all’oggi.
È stato interessante notare come alcuni temi del primo numero, il lavoro e l’eutanasia, siano più che attuali anche adesso, segno di come rallentare sia fondamentale per cogliere ciò che attraversa la nostra epoca, e che non è solo il confronto, pur importantissimo, con le sfide delle nuove tecnologie.
La partecipazione della Cvx
La Cvx ha partecipato in modo molto attivo, con numerosi volontari all’accoglienza dei dibattiti, al banco dei libri e delle riviste, alla preparazione dei laboratori, del film e della Messa senza fretta, ormai una bella consuetudine che una volta al mese consente di sostare nella Parola di Dio e nel confronto con gli altri, arricchendo la liturgia domenicale.
Per noi tutti è stata un’esperienza prolifica anche di semi, che speriamo possano germinare nel futuro, rendendo concreto nella vita ciò che è stato meditato prima, durante e dopo il convegno.
Il Bar Girevole
Molto importante il contributo dei frequentatori del Bar Girevole, aperto a tutti, con e senza tetto. Toccante la testimonianza di due di loro che, grazie anche all’aiuto che hanno raccontato di aver ricevuto da p. Francesco Cambiaso S.I., sono riusciti a trovare una casa comune, un lavoro e un amore che li lega l’uno all’altra.
È bello concludere questo breve resoconto con una citazione da un libro di Milan Kundera, La lentezza, che sembra parlare del cuore del convegno:
“Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri fra i campi, insieme ai prati e alle radure, insieme alla natura? Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con una metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia; è felice. Nel nostro mondo, l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca”.
Imparare a perdere un po’ di giorno per non cadere vittime di un falso attivismo che è la negazione della contemplazione nell’azione.






