Ringraziare e lodare nella nostra vita
A cura di Rosalba Patrizia Rizzuto*, dal XXXIV Convegno di Spiritualità Ignaziana a Palermo
1. Imparare a interiorizzare un atteggiamento di lode e di gratitudine
Ringraziare e lodare nella nostra vita è il tema del XXXIV Convegno di Spiritualità ignaziana promosso a Palermo dalla CVX LMS Madonna della Strada e Sant’Alberto Hurtado e dal CIS (Centro Ignaziano di Spiritualità) dal 24 al 26 ottobre 2025.
Relatore p. Angelo Schettini s.j., attuale direttore dell’Istituto Sociale di Torino, con una lunga esperienza di formatore dei giovani gesuiti e nel Seminario Campano Interregionale.
Il Convegno, non a caso organizzato nei locali di una parrocchia, quella di Sant’Ernesto in un quartiere residenziale di Palermo, è stato promosso nel solco di una ormai pluridecennale tradizione di approfondimento della spiritualità ignaziana e di impegno della CVX cittadina di diffonderne la conoscenza nella città.
Un’occasione preziosa
Esso ha offerto quest’anno a quanti vi hanno partecipato, sia che avessero già all’attivo un’esperienza di Esercizi, sia che si avvicinassero per la prima volta alla spiritualità ignaziana, un’occasione preziosa per comprendere come tale spiritualità possa aiutare a interiorizzare un atteggiamento di lode e gratitudine.
Lode e gratitudine tanto sottolineate dalla Scrittura, come per esempio dalla prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi che raccomanda: State sempre lieti. Pregate incessantemente. In ogni cosa rendete grazie (1Ts 5, 16-18) e delle quali, come ha ricordato p. Schettini s.j., anche il poeta Miguel de Cervantes (1547-1616), conterraneo di Ignazio, avrebbe tanto lodato la bellezza – qualche decennio dopo la morte del fondatore della Compagnia – additando al contrario l’ingratitudine come peccato tra i peggiori.
2. Lode e gratitudine, cifre essenziali della spiritualità ignaziana
Lode e gratitudine costituiscono un vero filo conduttore, una cifra essenziale dell’itinerario proposto dal libretto degli Esercizi e dell’intera spiritualità ignaziana. Gratitudine a Dio e anche ai tanti benefattori umani, continuamente espressa dal Fondatore della Compagnia anche nel suo amplissimo epistolario.
E ciò sebbene, come ha osservato p. Schettini s.j., la parola ringraziamento (agradecimiento), rendere grazie (graçias) ricorra esplicitamente nel libretto degli Esercizi soltanto cinque volte e precisamente nel numero 43, sul modo di fare l’esame generale di coscienza, che deve sempre cominciare con un rendere grazie a Dio per i benefici ricevuti; nel numero 61, a proposito del colloquio sulla misericordia, nel numero 71, ancora a proposito di un colloquio sulla misericordia, nel numero 77 nell’esame della preghiera: se è andata bene ringrazierò Dio (EESS 77), e infine nel n 108, nel quale l’esercitante è invitato a guardare la Madonna che rende grazie alla divina Maestà nella contemplazione dell’Incarnazione (EESS 108).
Rendere grazie
La raccomandazione ignaziana di cominciare sempre l’esame di coscienza con il rendere grazie a Dio nostro Signore per i benefici ricevuti (EESS n. 43) ha costituito e continua sempre a costituire una vera rivoluzione, un radicale cambio di prospettiva per tantissimi che, provenendo spesso da una formazione religiosa improntata a un certo moralismo, pensano all’esame di coscienza come a un esclusivo rendiconto di peccati e non come, anzitutto, a una presa di coscienza dell’amore di Dio e quindi alla gratitudine per i suoi innumerevoli benefici.
Gli Esercizi ci formano invece, come ha sottolineato p. Schettini, proprio a vedere la gratitudine, l’esperienza dell’amore di Dio per me come il vero motore di ogni autentica conversione.
È l’esperienza della misericordia di Dio, che ringrazio di avermi dato la vita finora, che mi fa proporre con la sua grazia di correggermi per l’avvenire (EESS 61); è l’esperienza del suo amore e della sua misericordia che me lo fa ringraziare, perché non mi ha lasciato morire, perché finora ha sempre avuto pietà e misericordia di me (EESS n. 71).
La Prima Settimana
Tutta la Prima Settimana è attraversata dalla esperienza della gratitudine per Dio, che mi lascia in vita nonostante i miei peccati, per Gesù Cristo, che muore per salvarmi gratuitamente, non perché io lo meriti, non perché io abbia fatto opere buone, ma perché mi ama; e ciò riempie l’anima di stupore e di commozione, di un affetto che cresce e che cambia in profondità il cuore dell’esercitante.
Lo hanno testimoniato i due fratelli gesuiti Karl e Hugo Rahner, citati dal relatore, che considerano gli esercizi di meditazione sui peccati, proposti nella Prima Settimana e che culminano nei colloqui della misericordia, i testi più travolgenti di tutto il libro degli Esercizi. Frutto di tutta l’esperienza è infatti a loro avviso l’esclamazione ammirata di Ignazio: ringraziarlo perché non mi ha lasciato cadere… facendomi morire; ma ringraziarlo pure perché finora ha avuto sempre pietà e misericordia di me (EESS 71).
Prendere coscienza dei benefici ricevuti
La gratitudine, il prendere coscienza dei benefici ricevuti suscita stupore e provoca una reazione positiva, che ci fa superare, nelle nostre relazioni quotidiane, la logica del dovere, della obbligatoria reciprocità e dello scambio, per condurci verso la logica del dono, dell’altruismo, della gratuità, di cui è infatti incapace il narcisista che, non essendo consapevole di ricevere tutto, si presume ingannevolmente autosufficiente, resta centrato su sé stesso e incapace di ringraziare.
L’atteggiamento della gratitudine ci permette di non concentrare il nostro sguardo solo sulle ferite della vita e sulle difficoltà, ma di vedere i doni e i benefici che continuamente riceviamo, di vedere la possibilità di creare relazioni altruistiche fondate sul dono gratuito. Ci fa gustare il mistero di un Dio insieme onnipotente e prossimo a ciascuno di noi.
Di Dio Ignazio ha sperimentato personalmente la cura attenta, che lo ha costantemente raggiunto e abbracciato e si è fatta concreta, nel corso di tutta la sua vita, anche attraverso l’azione di innumerevoli benefattori. Quel Dio, Creatore e Signore, che nella esperienza degli esercizi spirituali, come avverte la quindicesima annotazione rivolta a chi dà gli esercizi, è più convincente e molto meglio… che si comunichi all’anima devota abbracciandola con il suo amore e la sua gloria…
Perciò chi dà gli esercizi… lasci operare direttamente il Creatore (EESS n. 15), il Creatore che loda la creatura, la attira e la abbraccia con il suo amore.
3. Lode e gratitudine: un ponte ideale che unisce il Principio e fondamento alla Contemplazione per raggiungere l’amore
Tema conduttore e cifra essenziale dell’intera spiritualità ignaziana, il tema della lode costituisce un ponte ideale fra l’inizio dell’esperienza degli Esercizi, con il Principio e fondamento (EESS n. 23) e il suo culmine nella Contemplatio ad amorem (EESS n. 230) nella Quarta Settimana.
Tra le verità da cui tutto deriva (il principio) e su cui tutto si basa (il fondamento), Ignazio cita proprio la lode come fine della creatura umana: l’uomo è creato, egli scrive, è una creatura, creata proprio per lodare, adorare e servire Dio nostro Signore. La lode, dunque, precede e fonda il servizio, costituisce il fine della creatura umana chiamata perciò a vivere un rapporto libero con tutte le altre cose che sono sulla faccia della terra… create per l’uomo affinché lo aiutino al raggiungimento del fine per cui è stato creato (EESS n. 23).
Il rapporto con le cose
Un rapporto, quello con tutte le altre cose, che Ignazio auspica improntato a quella libertà che egli chiama indifferenza, non nel senso di disinteresse o apatia, ma proprio nel senso di una libertà liberata, che consenta alla creatura umana di non farsi possedere da niente e di servirsi di tutte le cose tanto quanto lo aiutino nel suo fine e allontanarsene in quanto gli siano di impedimento nello stesso fine (EESS n. 23).
Solo se ha sperimentato la gratitudine per la salvezza ricevuta gratuitamente da Dio, se comprende di essere un peccatore perdonato – questo è il frutto della Prima Settimana – l’esercitante può entrare nella Seconda per rispondere alla chiamata del Re eterno con quella generosità che gli farà desiderare sempre il magis, gli farà desiderare di dare una risposta sempre più completa e generosa a Cristo, Cristo del quale coltiverà una conoscenza e un’amicizia sempre più intima e profonda.
Proprio con l’intimità e l’amicizia con Gesù, coltivate nella Seconda Settimana, l’esercitante potrà entrare nel mistero della Passione, nella Terza Settimana, e della Risurrezione, nella Quarta Settimana, nel mistero di quell’Incarnazione del Dio onnipotente che per salvare l’umanità si fa piccolo e prossimo.
Un mistero, quello dell’Incarnazione, ha sottolineato p. Schettini s.j., che non è un fatto relegato nel passato, ma riguarda il nostro oggi.
Il dialogo con il Signore
Lo sa ogni esercitante che impara, nei colloqui, a dialogare con Dio, presente a lui qui e ora, e ad approfondire, nella ripetizione degli Esercizi, il suo rapporto affettivo con il Signore che lo sceglie, lo chiama, ne cambia il cuore e la vita, lo guida nelle sue scelte attraverso il gioco del movimento degli spiriti, delle consolazioni e delle desolazioni, che gli fanno comprendere a che cosa sia chiamato, quale sia la volontà di Dio affinché la compia interamente.
La contemplazione per raggiungere l’amore, (EESS n. 230 ss.), che già nel suo stesso titolo suggerisce quanto il cammino spirituale sia un dinamismo, un continuo movimento, sebbene non contenga la parola grazie, graçias, è tutta permeata dalla lode e dalla gratitudine. Vi si chiede intima conoscenza per il tanto bene ricevuto affinché, riconoscendolo pienamente, io possa amare e servire in tutto la sua divina maestà (EESS n. 233).
La lode, la gratitudine per i tanti benefici ricevuti, dell’essere stato creato e redento, e dei doni particolari, la valutazione affettiva di quanto Dio nostro Signore ha fatto per me, e quanto mi ha dato di ciò che possiede (EESS n. 234), si tradurrà, da parte mia, nella valutazione di quanto devo offrire e dare alla sua divina maestà, cioè tutte le mie cose e me stesso con esse, così come chi si offre col massimo slancio e dice:
Prendi, o Signore,
e accetta tutta la mia libertà,
la mia memoria,
il mio intelletto e tutta la mia volontà,
tutto ciò che ho e possiedo;
tu me lo hai dato e io a te, o Signore, lo ridono;
tutto è tuo, disponi di questo a tuo piacimento,
dammi il tuo amore e la tua grazia,
perché questa mi basta (EESS n. 234).
La lode a Dio e la gratitudine a Lui, datore di ogni dono, a Lui che si adopera e lavora per me in tutte le cose create (EESS n. 236), si traduce in quell’amore che si deve dimostrare più nelle opere che nelle parole (EESS n. 230), quell’amore che consiste nella comunicazione fra le due parti, cioè nel fatto che l’amante dà e comunica all’amato quello che ha… e allo stesso modo fa l’amato verso l’amante: se uno ha la scienza, la darà a quello che non l’ha e così se ha onori, ricchezze, ecc. (EESS n. 231).
La condivisione nei gruppi
Intensa e fortemente esistenziale è stata la condivisione vissuta dai convegnisti nei lavori di gruppo seguiti a ciascuna delle relazioni di p. Schettini s.j., a partire dagli interrogativi proposti loro dal relatore: se avessero sperimentato quel cambiamento di prospettiva, da una visione centrata sui difetti e i peccati, a una centrata sulla gratitudine per l’amore di Dio; se fossero capaci di riconoscere nella propria vita, in ogni propria giornata e nella propria storia, i benefici ricevuti da Dio; che cosa significasse donare e ricevere. Quale fosse la loro relazione con il Dio che ci affida talenti da trafficare e non da sotterrare per paura; come si potesse concordare la onnipotenza di Dio con la sua prossimità a ciascuno di noi. Come vivessero l’esperienza di una misericordia infinita, che suscita nel cuore un affetto che cresce e che trasforma; che cosa significasse concretamente vivere una continua preghiera di lode al Padre, che si trasforma in servizio; se si vivesse la memoria dei benefici ricevuti e se si facesse l’esperienza di come Dio lavora per noi in tutte le cose.
Per tutti i partecipanti, il Convegno di Palermo sul Ringraziare e lodare nella nostra vita è stata un’occasione per gustare la profondità e la bellezza della spiritualità ignaziana; esso ha lasciato infatti in quanti già la conoscevano il desiderio di viverla sempre di più e di approfondirla ulteriormente; a chi si accostava ad essa per la prima volta, il desiderio di conoscerla, tanto che molti hanno chiesto di poter fare l’esperienza degli Esercizi.
* CVX LMS Madonna della Strada e Sant’Alberto Hurtado Palermo







